La situazione politica in Italia è grave ma non è seria, per dirla con Flaiano. Quanto va in scena nel Pdl è l’avanspettacolo triste di un partito che con le sue isterie interne sta offuscando quanto di meravigliosamente penoso sta logorando il Pd: primarie taroccate, immigrati sbarcati dagli scafisti d’apparato a votare questo o quel proconsole di Roma, la corsa a calpestare ogni regola e ogni tesserato (non si contano le risse e i referti al pronto soccorso) per finire alla disillusione di un Prodi distrutto per lo stato comatoso in cui versa la sua creatura politica. Un’occasione persa, per il centrodestra, per riguadagnare terreno. Un’opportunità che sa di pia illusione posto che ormai nel partito del Cavaliere tutti attaccano tutti in un’incontinenza verbale senza limiti. Se prima ci si accoltellava in privato per discutere pacatamente in pubblico, adesso siamo all’osteria della Roma antica coi bicchieri spaccati e le scazzottate fra amici. Anche le colombe più colombe perdono quotidianamente le staffe, proprio come Gesù Cristo che alla fine s’incazza nel Tempio e sfascia i tavoli dei mercanti. L’indecisione (o la decisione?) di Berlusconi di rompere e ricucire a giorni alterni ha prodotto il mostro a due teste che vivrà al prossimo consiglio nazionale dove i falchi saranno ancora più falchi, e le colombe diventeranno avvoltoi pur continuando a volare basso per stampellare un governo apprezzato più all’estero che in Italia. Già, perché solo Letta e i lettiani (oltre ad Alfano e agli alfaniani) insistono per non andare alle elezioni volute da tutti, da Grillo a Renzi, da Epifani a Berlusconi che le cronache di palazzo - non so quanto veritiere - descrivono addolorato per le continue litigate a mezzo stampa. Dopo le conte continue su chi sta con chi e contro chi, siamo alla resa dei conti: si scontrano due filosofie, riconducibili più che alle tasse allo snodo vero di questo gran casino: la decadenza di Silvio Berlusconi. Alfano continua a ripetere che i guai giudiziari del Cavaliere vanno distinti dalle scelte politiche del Pdl e, dunque, dal sostegno al governo Letta. Non la pensano così l’interessato e i lealisti che sottolineano il problema «politico» della decadenza, come peraltro rimarcato anche dal presidente della Repubblica Napolitano. Derubricare il tutto a caso «personale» e «giudiziario» di un esponente d’opposizione qualsiasi, è una scorciatoia che forse nasconde altri fini politici. Alfano giura che non vuole spaccare il Pdl, che non ha alcuna intenzione di fare la fine di Gianfranco Fini che lentamente, dopo Montecarlo, torna a guardarsi in giro. Se diamo retta alle intenzioni (odierne) di voto, Alfano scompare dalla scena e Berlusconi galleggia: non vince nessuno. Dividersi non conviene a nessuno, ma è troppo tardi per farlo capire ai parenti serpenti del fu partito della libertà.
La divisione della libertà
di Gian Marco Chiocci La situazione politica in Italia è grave ma non è seria, per dirla con Flaiano. Quanto va in scena nel Pdl è l’avanspettacolo triste di un partito che con le sue isterie...