«L’agibilità politica non è un patteggiamento atipico, ma un diritto del presidente Silvio Berlusconi». Ne è convinto Francesco Paolo Sisto - avvocato penalista e presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio - che sul tema della grazia al Cavaliere è lapidario: «È un dibattito del tutto vuoto e inutile dal punto di vista giuridico e politico». Onorevole, partiamo dalla grazia. I figli di Berlusconi l’hanno chiesta o no? «Non è stata chiesta. Glielo dico categoricamente perché ne ho la certezza diretta. Non solo. Le dico di più: non solo non c’è stata alcuna richiesta di grazia al Quirinale, ma non c’è alcuna intenzione di chiederla né da parte di Berlusconi, né da parte dei figli, né da parte degli avvocati». Marcello Dell’Utri - che aveva rivelato in tv a Virus che la clemenza era stata chiesta a Napolitano dai figli del Cav - ha ritrattato dicendo di non saperne nulla e di essere rimasto vittima di una sorta di «tranello» del conduttore Nicola Porro. Le pare possibile che uno come Dell’Utri cada in una trappola del genere? «Guardi, questo attiene alla sfera psicologica di Dell’Utri e al ruolo televisivo del conduttore. Le ripeto: il dibattito sulla grazia a Berlusconi è vuoto e inutile politicamente e giuridicamente». Resta il tema dell’agibilità politica del Cav. «Ma l’agibilità non può essere un patteggiamento atipico. Il presidente Berlusconi ha diritto, come qualsiasi altro cittadino, all’irretroattività della legge penale. La legge Severino non può essere retroattiva. Il Cavaliere ha diritto a non essere dichiarato né incandidabile né decaduto. L’unica causa estintiva della legge Severino è la riabilitazione, una norma penale. E le norme penali sono irretroattive, dunque anche la legge Severino lo è. Lo capirebbe anche un bambino. Il Pd però non lo capisce e va avanti nel suo atteggiamento ipocrita, un falso ideologico e culturale. Rinviare la materia alla Corte Costituzionale in questo senso avrebbe rappresentato il minimo che si poteva fare. La parte penale della legge Severino è pessima, ma anche questa della incandidabilità...». C’è poi la questione del voto palese... «Ah, quella poi è una cosa indegna. E lo dicono anche tanti colleghi di centrosinistra. Uno sgarbo vero e proprio: votare sulla decadenza non col voto segreto come prevede il Regolamento ma con il voto palese. Spero che il Pd si convinca della irretroattività della legge Severino, ma sono pessimista. Anche perché hanno il congresso. Il voto palese è un messaggio: nessuno del Pd deve arrivare al congresso del partito senza aver contribuito nel proprio piccolo a far fuori Berlusconi. Così un voto di scienza e coscienza viene anticipato dall’indicazione del segretario di partito». Con questo clima si può stare insieme al governo? «Beh, un compagno di viaggio non deve disarcionarti da cavallo. E anche sul governo dobbiamo essere rigorosi. La legge di Stabilità non va: troppe perplessità, troppe tasse. Così tradiamo gli impegni col nostro elettorato. E viene contraddetto anche il patto di governo, anche se mi sempre più un progetto di massima che esecutivo. È un patto di cartone e dunque troppo derogabile. Si modificano in peius solo ciò che riguarda e interessa al Pdl. Una fiducia a prescindere non è ammissibile. Serve un monitoraggio serio: siamo pronti anche a scelte coraggiose per rispettare la nostra identità e i nostri elettori». Ma i governativi - gli innovatori - continuano a dire che una crisi sarebbe un salto nel buio. Anche se la Carfagna insinua che dietro ai loro comportamenti non ci sia solo la tenuta dell’esecutivo, ma altre motivazioni non dette. «L’unità deve essere un punto di partenza e un punto di arrivo. La scissione va scongiurata: disperderebbe il grande patrimonio del centrodestra costruito da Berlusconi. Ripartendo dalla vecchia Fi reputo giusto rimettere tutte le cariche nelle mani del Cav e redistribuirle. Il congresso estinguerà le oligarchie. I numeri non sono una prova muscolare, ma una prova di democrazia. Le primarie invece finirebbero per delegittimare il nostro unico leader Berlusconi. Basta con questa dipendenza dal Pd: depaupera la nostra identità e il nostro elettorato. Andando dietro a ciò che fa il Pd rischiamo di cambiare l’anima del centrodestra. E questo vale anche per il governo: la nostra dev’essere una presenza collaborativa e critica. Dobbiamo governare con intelligenza e intransigenza, sennò tradiamo i 10 milioni di italiani che ci hanno votato».
«Calpestati i diritti del Cav ma la grazia non verrà chiesta»
Intervista a Francesco Paolo Sisto, avvocato penalista e presidente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio
