Politica

Gli albanesi al Pd: «Razzisti»

Prima li tesserano, poi li scaricano. Scoppia la rivolta Sit-in ad Asti degli stranieri: «Partito poco democratico»

Nello strampalato congresso del Pd accade anche che gli albanesi accusino di razzismo i dirigenti Dem. La moltiplicazione delle tessere, del resto, è un miracolo che avviene un po’ ovunque: da Roma a Bruxelles. Passando per Asti. Qui in 12 ore gli iscritti sono aumentati di 448 unità: in una notte sono passati da 162 a 610. Tra loro 200 albanesi. Apriti cielo. Con molti esponenti locali del Pd a parlare di «caos totale» e «tesseramento sospetto». Dove «sospetto» è evidentemente un eufemismo. Troppi nuovi iscritti. E, soprattutto, troppi stranieri. Il segretario del circolo Pd della Valtriversa Paolo Volpe racconta di «intere famiglie, zii, figli, nipoti, che non avevamo visto, tutta gente che non aveva mai partecipato alla vita del partito» accorrere nella notte per tesserarsi». E parla di «iscritti di comodo» e «tessere gonfiate». Alfredo Castaldi si spinge oltre ricordando i «tempi d’oro» dei congressi Dc anni ’80. Nel calderone finisce dentro di tutto. Persino tale Hasan Bulcari, albanese arrivato ad Asti nel 1991, cittadino italiano e candidato Pd. «La parola albanese è stata usata in Italia come carne da macello - accusa - Qualsiasi cosa accadeva era colpa degli albanesi. Ora siamo la carne da macello del congresso Pd». Bulcari votava Grillo, poi ha deciso di mettersi in gioco e molti connazionali «sono venuti a votarmi». Al bar però la pensano diversamente: «Li pagano 10 euro ciascuno per votare». «Ma quelli votano me. Io non ho pagato nessuno», replica Bulcari. Francesca Ferrarsi - candidata contro il renziano Giorgio Ferrero, nella cui lista c’è Hasan Bulcari - non la pensa allo stesso modo e ne fa «una questione morale. Sono stati movimentati stranieri riconducibili a imprese edili. Sono irregolarità gravi. Questo non è il Pd che voglio». Risultato? Congresso annullato. Forse si voterà a marzo. Bulcari dice che non gl’importa. Ma un suo connazionale, Kujtim Skenderi - in Italia da 15 anni e senza cittadinanza - sbotta: «Ma come? Io non posso votare e una volta che lo faccio mi saltano addosso?». La memoria torna alle ultime primarie di centrosinistra per il sindaco di Roma, quando ai gazebo si riversarono frotte di nomadi. Qualcuno, all’epoca, li accusò d’essere prezzolati. Mutatis mitandis , gli albanesi non ci stanno. E hanno deciso di protestare. Oggi pomeriggio la comunità albanese si riunirà in presidio sotto la Prefettura per manifestare «contro le dichiarazioni discriminatorie» del Pd. «Noi astigiani di origini albanesi - dicono - non abbiamo gradito i titoli, gli articoli e i commenti apparsi su giornali e tv, che ci considerano come responsabili dell’inquinamento del congresso del Pd». Gli albanesi vogliono «affermare il diritto di essere considerati persone che pensano con la propria testa e agiscono secondo la loro coscienza». Gli albanesi astigiani sono 7.000. «Nessuno - dicono - può portarci a votare, come ha detto un dirigente del Pd. Vogliamo partecipare alla vita pubblica della nostra provincia». Così «quando si è saputo che due nostri connazionali si sono candidati per diventare dirigenti del Pd abbiamo dato loro il nostro appoggio, contenti del fatto che lo Statuto del Pd consente di iscriversi e partecipare alla vita del partito anche a noi stranieri. Credevamo di poter contare davvero qualcosa». Loro lo Statuto lo hanno letto bene. Qualcuno magari lo ha interpretato male. Facile se si è democratici solo a parole. L’«occupazione manu militari del partito attraverso l’organizzazione di pacchetti tessere» in Piemonte miete del resto le prime vittime. Eccellenti. Il senatore Stefano Esposito ha comunicato ieri al segretario Epifani la propria «immediata autosospenesione dal Pd e da tutti gli incarichi da me ricoperti».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.