Politica

«Mai interferito» Cancellieri salva

La difesa in Aula sul caso-Ligresti Maggioranza compatta: «Vada avanti»

Il momento della verità è arrivato al termine del discorso di Annamaria Cancellieri al Senato. A quel punto, dai banchi dell’intera maggioranza, si è alzato un lungo e compatto applauso che ha di fatto archiviato il caso Fonsai che tanto imbarazzo aveva provocato al ministro della Giustizia. Non che ci fossero molti dubbi sul destino della Guardasigilli, decisa come non mai a rivendicare la correttezza del suo operato e coraggiosa nell’affrontare in Parlamento anche i nodi più spinosi della vicenda. Ma il consenso unanime di Pd e Pdl ha fugato anche gli ultimi timori relativi ai distinguo dei Democratici e al «giallo» dell’assenza dei cinque ministri dal Pdl dai banchi del governo, perlomeno al Senato. Prima di intervenire a Palazzo Madama, la Cancellieri aveva avuto l’ennesimo incontro con il premier Enrico Letta e un rapido faccia a faccia con il vice Angelino Alfano. Entrambi le avevano confermato la fiducia e così il ministro ha affrontato l’Aula con relativa tranquillità. Nel discorso, con al fianco il presidente del Consiglio e buona parte degli esponenti del governo, l’ex prefetto ha sostanzialmente ribadito quanto già esposto a sua discolpa nei giorni scorsi. Ha ripercorso la tempistica delle discusse telefonate con i Ligresti e della scarcerazione di Giulia per dimostrare come «non ho mai sollecitato il provvedimento in questione né ho indotto nessun altro ad assumere iniziative in tal senso». Ha negato interventi analoghi anche per Jonella Ligresti, «come è emerso dalle verifiche effettuate con il Dap». Ha inoltre rivendicato le oltre cento segnalazioni simili fatte negli ultimi mesi e ha fatto un parziale mea culpa: «Mi rendo conto che alcune espressioni possono aver generato dubbi sul senso delle mie parole, mi spiace, mi rammarico di aver fatto prevalere i sentimenti sul distacco che un ministro avrebbe dovuto imporsi». Al tempo stesso, però, ha sottolineato di non avere debiti da saldare con nessuno: «Sono stata e sono amica di Antonino Ligresti ma in nessun modo la mia carriera è stata influenzata da questi e altri rapporti personali: sono una persona libera che non ha contratto debiti di riconoscenza». Per dimostrarlo, il ministro non ha eluso il lato più controverso della vicenda, il rapporto di lavoro con i Ligresti di suo figlio: «Lui - ha chiarito la Cancellieri - è stato assunto in Fonsai quando io avevo cessato l’incarico di commissario straordinario a Bologna ed ero una tranquilla signora in pensione che mai immaginava che sarebbe diventata ministro». Spiegazioni che nulla aggiungevano rispetto a quanto affermato negli ultimi giorni, ma che sono comunque bastate al Pd per riallinearsi alla maggioranza. «Sono certo che il ministro Cancellieri continuerà a lottare per risolvere la tragedia delle carceri italiane» ha chiosato il capogruppo Democratico al Senato Luigi Zanda. Mentre il centrodestra, con Schifani del Pdl e Ferrara di Gal, ne ha approfittato per riportare al centro dell’attenzione l’uso distorto di intercettazioni e custodia cautelare. Così, a chiedere un passo indietro del Guardasigilli sono rimasti solo la Lega, il M5S e, seppur meno convintamente, i parlamentari di Sel. Piccola coda polemica alla Camera, dove Renato Brunetta ha tracciato un parallelo con il caso-Ruby: «Che Paese è - si è chiesto il capogruppo del Pdl - quello in cui si mette sotto accusa ora il ministro della Giustizia e prima un presidente del Consiglio che rispondendo allo stesso sentimento di umanità alzano il telefono per scongiurare il rischio di una vita o un sopruso?». Nei banchi del Pd qualcuno ha storto il naso. Ma la maggioranza di governo ha tenuto. Il ministro, nonostante la mozione di sfiducia individuale depositata al Senato dai grillini, può tornare a occuparsi della situazione drammatica delle carceri: «Provvedimenti molto importanti sono in cantiere». L’esecutivo, invece, resta in balia dei veri venti di crisi, che soffieranno fortissimi su legge di stabilità e decadenza di Berlusconi. Novembre è ancora molto lungo.

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