Politica

«Contro di me solo bugie Ma pronta a lasciare»

Oggi Cancellieri alle Camere sul caso-Ligresti. Ci sarà anche Letta. Pd spaccato: «Ascolteremo e valuteremo»

«Chi sostiene che il Dap può scarcerare è falso, ignorante e bugiardo». Annamaria Cancellieri, traballante ministro della Giustizia, alza il tiro contro chi l’accusa di essersi adoperata personalmente per la scarcerazione di Giulia Ligresti. Ma nel giorno che precede il redde rationem in Parlamento, l’ex prefetto apre per la prima volta alla possibilità di fare un passo indietro: «Posso anche dimettermi - spiega - a me interessa solo che il governo Letta vada avanti». Proprio lo strettissimo vincolo con il premier potrebbe alla fine «salvare» il ministro. Oggi, infatti, quando la Cancellieri dovrà riferire alle 16 al Senato e successivamente alla Camera, il presidente del Consiglio sarà accanto a lei. Un po’ come avvenne per Alfano all’epoca del caso Shalabayeva. Che tra il premier e il Guardasigilli ci sia un patto di ferro, peraltro, è stato esplicitato dallo stesso ministro: «Per due volte gli ho parlato delle dimissioni e in entrambi i casi mi ha esortato a continuare e fare ciò che è giusto». Lo sfogo della Cancellieri è andato in onda a Bruxelles, nella conferenza stampa successiva alla presentazione dei piani del governo per contrastare il sovraffollamento nelle carceri. Una serie di interventi - dalla limitazione della custodia cautelare alla eliminazione dell’obbligo di detenzione in carcere per diversi reati di minore entità - che avrebbero già ridotto i flussi d’ingresso nei penitenziari italiani del 40% rispetto al 2010. A migliorare il quadro, inoltre, sarà anche la creazione di nuovi 4.500 posti in carcere entro maggio 2014. Più che degli sforzi attuati dall’Italia per evitare le sanzioni europee, però, si è inevitabilmente parlato del caso Ligresti. «In Parlamento non entrerò nei dettagli del caso in questione - ha annunciato il ministro - ma racconterò semplicemente i fatti. Non ho paura della verità». «Ho sentito molte falsità in questi giorni - ha continuato - non mi sono mai occupata di scarcerazione, il Dap non hamai scarcerato nessuno, di quello si occupa la magistratura e non mi sarei mai permessa di parlare coi magistrati. Non ne avrei avuto titolo. A me interessa che la verità emerga, poi se la politica segue strade diverse lo faccia pure. Ma non lo faccia sulla mia pelle, strumentalizzando questa vicenda». Il ministro ha ribadito che «in tre mesi ci sono stati 110 interventi simili, più della metà partiti da me», ha detto chiaramente che il suo non è un «caso Ruby» e ha escluso che suo figlio - liquidato con una buonuscita milionaria dopo aver lavorato per i Ligresti - ricopra un ruolo particolare in questa vicenda. Che poi le sue spiegazioni siano in grado di convincere il Parlamento è tutt’altra faccenda. Il M5S ha infatti confermato la mozione di sfiducia. Il Pdl sembra compatto in difesa del ministro, mentre assai più sfumata è la posizione del Pd. «Ascolteremo e valuteremo» ha chiosato Epifani. Alla fine i Democratici potrebbero comportarsi come nel caso-Alfano, votando contro la sfiducia solo per salvare il governo. Così la Cancellieri rischierebbe di restare un «ministro dimezzato». Proprio quello che lei, ieri, ha detto di voler evitare a ogni costo.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.