Politica

«Impossibile restare al governo con chi vuole eliminare Silvio»

Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Chiamateli come volete: colombe o innovatori. Tanto «dal 2 ottobre a oggi sono rimasti 22». È lapidario il commento di Renata Polverini, ex governatrice del...

Chiamateli come volete: colombe o innovatori. Tanto «dal 2 ottobre a oggi sono rimasti 22». È lapidario il commento di Renata Polverini, ex governatrice del Lazio oggi deputata Pdl della corrente dei lealisti che fa capo a Raffaele Fitto, sul documento degli alfaniani in Senato per difendere Silvio Berlusconi e fare pressing sul presidente di Palazzo Madama. Onorevole Polverini, come giudica il documento degli alfaniani? «Politicamente pone un problema giusto: se Grasso avesse interpretato bene il suo ruolo di presidente del Senato non ci sarebbe stato tutto questo caos sul voto palese e sui lavori della Giunta. Però esisteva già un documento, quello approvato nell’Ufficio di Presidenza. Siamo tutti attorno a Berlusconi. Ma questo nuovo documento crea ulteriore confusione». Si è sempre detto che Fi fosse un partito di plastica. Ora si discute. «Il dibattito interno è sempre sano, segno di democrazia e partecipazione. Una prova di maturità per il partito. Il problema non è se gli alfaniani vogliono distinguersi, ma se vogliono uscire da Fi. Il 2 ottobre Cicchitto raccolse le firme per un gruppo autonomo alla Camera e molti senatori parlavano di scissione. Oggi non credo vogliano più uscire. Apprezzo però la coerenza di Quagliariello. Gli altri non si capisce più cosa vogliono: se restare o andarsene. Vedremo... Il dibattito interno a Fi è salutare, ma trovo sospetta la tempistica: perché proprio ora che Berlusconi sta vivendo uno dei momenti più delicati della vita?». Sentendo parlare molti suoi colleghi in Transaltantico sembra che il problema sia più personale che politico. «In vent’anni tutti hanno cercato un rapporto diretto col Cavaliere. È anche normale che si creino gelosie. Ma la nostra è una posizione di lealtà nei confronti di Berlusconi e degli elettori. La loro è invece una difesa della posizione di governo a prescindere. Noi crediamo che il Cavaliere debba combattere questa nuova aspra battaglia da leader del centrodestra». Le posizioni delle due correnti sembrano uguali. Vi distinguete solo sul governo. «Noi siamo per sostenere il governo, ma se fa le riforme, se rispetta il programma su cui ha ottenuto la fiducia. La stabilità non è un valore a prescindere». Ma il governo cade se non risolve i problemi degli italiani o se il Pd vota la decadenza? «Sono due cose ormai inscindibili. Su Berlusconi c’è stato in Senato un accanimento non necessario. Non c’è stato il buon senso usato con altri parlamentari. I tempi sono stati accelerati. Serviva una tempistica più giusta. Sul voto palese, poi, sono state cambiate le regole in corsa usando cavilli giuridici assurdi. Gli alleati di governo, Pd e Scelta Civica, hanno tenuto atteggiamenti antidemocratici per eliminare Berlusconi. È evidente che c’è stata una lesione grave dei rapporti nella maggioranza». La figlia del Cavaliere, Barbara, ha detto che attorno al padre ci sono incompetenti attaccati alla poltrona. Per la De Girolamo si riferiva ai «vermiciattoli» del partito. «Noi non siamo stati mai così sgarbati nei loro confronti, abbiamo sempre usato un linguaggio politico. Comprendo lo sfogo di Barbara: se vedi tuo padre abbandonato da chi gli è stato attorno per vent’anni... Noi non gli stiamo accanto per le poltrone: al governo ci sono loro, gli alfaniani. Certo, tra noi ci sono ex governatori ed ex ministri. Una classe dirigente leale». Lo strappo pare insanabile. «È difficile da ricucire. In Transatlantico con alcuni parlamentari laziali con cui abbiamo condiviso anni di battaglie quasi non ci salutiamo più. Ma dobbiamo restare uniti». Lo ha ripetuto il Cav. «Parole piene di buon senso. Noi siamo disponibili a sanare questa ferita profonda, resettando tutto e tornando alla situazione precedente al 2 ottobre. Tutti stanotte dobbiamo riflettere. Dobbiamo ricucire e ripartire. I nostri elettori, già provati dai tradimenti di Fini e Casini, non capirebbero. Dobbiamo restare uniti nell’interesse di Berlusconi».

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