La domenica della giustizia segnala un cambiamento di clima. Dopo che il presidente dell’Anm Sabelli ha invitato i magistrati a stare fuori dalla politica, ieri il procuratore Bruti Liberati si è preso la reprimenda del presidente della commissione Giustizia del Senato Nitto Palma per il suo insulto a Berlusconi (seppur non citato) paragonandolo a Sarkozy. Ma, soprattutto, dalla Leopolda è arrivata la proposta di Matteo Renzi: affrontare la riforma della giustizia. È la prima volta che Renzi ne parla e, anche lui, senza citare Berlusconi («perché parlo solo di futuro...») ma usando il caso Scaglia. Insomma, seppur intenzionato a mettere una pietra tombale sulle larghe intese, con la semplicità tanto evocata nella convention, il sindaco di Firenze ha rottamato un tabù della sinistra o, meglio, dei governi di centrosinistra che mai hanno affrontato la questione per la presenza di Berlusconi e della forte corporazione di magistrati. Renzi promettendo che la riforma della giustizia sarà tra le priorità non si è preoccupato del suo partito («contano le croci sulle schede e nient’altro») ma ha preferito lanciare un paio di messaggi: uno a Napolitano, che auspica tale riforma, e uno al centrodestra, dai berlusconiani agli alfaniani. Per mettere mano alla giustizia servono i numeri e lui lo sa bene. Matteo, rassegnato ad evitare il voto anticipato, ha assunto quattro impegni da mantenere se vincerà le primarie del Pd: Italia, Europa, lavoro ed educazione. Basta inciuci, serve una politica trasparente. Renzi non vuole più rottamare ma cambiare tutto a cominciare dalla sinistra, perché «una sinistra che non cambia mai diventa una destra». I compagni sono avvertiti.
Quel messaggio al centrodestra
di Sarina BiraghiLa domenica della giustizia segnala un cambiamento di clima. Dopo che il presidente dell’Anm Sabelli ha invitato i magistrati a stare fuori dalla politica, ieri il procuratore...