Politica

«Non rinnego il passato. Ma condanno le persecuzioni»

Fino alla fine ha cercato di dare un’immagine di sé e della sua vita diversa da quella consegnata alla Storia da processi e testimonianze. Eccola l’ultima intervista del centenario capitano Erich...

Fino alla fine ha cercato di dare un’immagine di sé e della sua vita diversa da quella consegnata alla Storia da processi e testimonianze. Eccola l’ultima intervista del centenario capitano Erich Priebke. Un lungo racconto in cui si mescolano ricordi, autodafé e considerazioni sulle tragedie del Novecento di cui è stato, a suo modo, un protagonista. Ovviamente ci discostiamo da gran parte delle sue considerazioni (altre non le riportiamo perché impubblicabili). Questa intervista consegnataci dal suo amico Paolo Giachini, da pubblicare solo dopo la sua morte, è un documento storico, e va valutato in quanto tale. Poi ognuno e libero di farsi un’opinione. La nostra potete immaginarla. *** Signor Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora? «Sì». Cosa intende esattamente con questo suo non rinnegarsi? «Che ho scelto di essere me stesso». Quindi ancora oggi lei si sente nazista? «La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltansschauung ed ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare». Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo. «Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità, è necessario abbandonare i luoghi comuni: criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno». (...) Hitler parlava della razza ariana come di una razza superiore... «Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno». (...) Quindi, politica a parte lei sposa le teorie storiche revisioniste? «Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato apposta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto ormai impossibilitato a difendersi». Su quali basi afferma questo? «Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa, e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa "disgustosa" in quanto "si erano violati i principi della Costituzione americana per punire un avversario sconfitto"». (...) Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas? «La prima volta che ho sentito cose simili, la guerra era finita ed io mi trovavo in un campo di concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini (...). Esprimo una condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin (...). Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, a cominciare ovviamente dalle persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei che, indubbiamente, ci sono state».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.