Politica

«335 angeli lo aspettano per giudicarlo»

Il presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici: «Priebke? Oggi è scomparso un essere vivente e non un uomo»

Una belva umana di meno sulla faccia della Terra che non deve farci dimenticare tutte le altre ancora in vita che non hanno pagato mai, neanche un giorno, per i crimini nazisti. Questo è stato il primo pensiero di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità Ebraica di Roma. Ce ne sono ancora molti di criminali nazisti impuniti? «Non tanti e sono vecchi ma nessuno di loro deve sfuggire alla giustizia. La belva Priebke è stata in mezzo a noi, ha festeggiato i 100 anni e non si è mai pentito non solo delle nefandezze compiute da "soldato" ma neanche di aver aderito alle SS e non alla Werhmacht cioè le forze armate. Il partito nazista ha prodotto la più grande ideologia di bestialità del secolo scorso. Oggi è morto un essere vivente e non un uomo. La sua dipartita è l’occasione di ricordare invece quegli uomini che hanno impedito l’affossamento della verità. Il procuratore Intelisano che si è adoperato affinché potesse essere aperto l’armadio della vergogna e che fosse stoppato un processo di rimozione innescato all’indomani della fine della guerra, dalla fretta di riprendere un vita normale. E i sopravvissuti ai campi di concentramento che alla fine del primo processo a Priebke quando fu prosciolto spronarono il sottoscritto a non lasciare l’aula per andare a portare i fiori sulle tombe delle vittime delle Fosse Ardeatine ma a rimanere per riscattare l’orgoglio ferito da una sentenza vergognosa. E così arrivò il processo concluso con l’inevitabile ergastolo». Cosa ha significato quella condanna? «Ha aiutato il Paese ad aprire una pagina storica che qualcuno voleva restasse chiusa, ad affrontare le proprie responsabilità. L’Italia non poteva permettersi di dimenticare che aveva prodotto il fascismo e aveva anticipato Hitler con le leggi razziali». Priebke nel suo testamento ha negato l’Olocausto, affermando di stare ancora aspettando le prove dell’esistenza delle camere a gas. «È la solita litania di questi pseudo-uomini che tentano di tirare dalla loro parte le giovani generazioni negando gli stermini. È importante ora costruire le coscienze, attraverso i racconti dei testimoni, affinché certi crimini non si ripetano più». C’è un ultimo pensiero per Priebke? «Ora farà i conti con la giustizia divina. Credo che 335 angeli lo stiano aspettando lassù. Lo sanno come va considerato questo personaggio». È morto ieri a Roma l’ex ufficiale delle SS Erich Priebke. Aveva compiuto 100 anni lo scorso luglio ed era stato condannato all’ergastolo per aver partecipato sia alla pianificazione che alla realizzazione dell’eccidio delle Fosse Ardeatine durante il quale, nel 1944, vennero fucilati 335 italiani come rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella. Dopo una lunga latitanza in Argentina, era stato arrestato nel 1995 e estradato in Italia. Sottoposto a processo, era stato scarcerato dal Tribunale Militare. Sentenza annullata dalla Cassazione con successiva condanna, nel 1998, da parte della Corte d’Appello militare. Priebke è deceduto all’ora di pranzo mentre si trovava sul divano. Dovrebbe essere sepolto in Argentina, a Bariloche, accanto alla moglie. Non ci sarà camera ardente.

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