Politica

L’allarme del Viminale

di GIORGIO NAPOLITANOGentile direttore,mi permetta di osservare che c’è, di norma, molta disattenzione per le discussioni che si svolgono in Parlamento su disegni di legge anche molto delicati:...

Gentile direttore, mi permetta di osservare che c’è, di norma, molta disattenzione per le discussioni che si svolgono in Parlamento su disegni di legge anche molto delicati: accade magari che solo quando sia giunto il voto finale e la legge stia entrando in vigore, ci si accorga degli aspetti più controversi di quel provvedimento. È il caso della legge Simeone discussa fin dal luglio del 1996 dalla Camera e dal Senato e per due volte. La legge, nata da una proposta del deputato Simeone, è stata approvata da una maggioranza larghissima, comprendente gruppi sia di maggioranza sia di opposizione. Risultano però agli atti parlamentari - espresse nell’intervento del sottosegretario on. Sinisi in aula alla Camera il 25 settembre 1996 - le riserve e le preoccupazioni del ministero dell’Interno. Queste erano state d’altronde a più riprese prospettate, e solo parzialmente prese in considerazione, nei rapporti col ministero di Grazia e giustizia e con la Presidenza del Consiglio. Mi costringe a precisarlo l’interrogativo rivolto anche a me personalmente nell’editoriale «Carceri aperte » pubblicato ieri su Repubblica. L’entrata in vigore della legge Simeone potrà porre le forze di polizia di fronte a ulteriori incombenze e responsabilità di controllo di persone condannate a pene detentive di cui venga sospesa l’esecuzione e ammesse alla concessione di misure alternative. Si tratta di un problema cui il governo - nell’applicare la legge voluta dal Parlamento - dovrà dedicare massima attenzione Questa lettera, scritta dall’allora ministro dell’Interno, è stata pubblicata su Repubblica il 17 giugno 1998

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