Condividono la linea di attacco allo Stato e alle sue istituzioni nel nome della ribellione. E attendono ogni opera che si scontra con il sentimento di rivolta, a volte legittimo delle popolazioni interessate, per salire in cattedra, seminare subdolamente odio e fornire il supporto ideologico alla violenza. Sono i cattivi maestri della sinistra. Quelli che inseguono l’utopia marxiana, miseramente condannata dalla storia, ma che non mollano, e che sulla frustrazione per la sua irrealizzabilità costruiscono invettive che incitano alla rivolta. Una lunga lista che ogni giorno si arricchisce di nuovi protagonisti grazie alla Tav, la tratta dell’Alta Velocità tra Torino e Lione, vitale per l’economia italiana ed europea. A condividere le ragioni dei violenti che l’avversano c’è lo scrittore Erri de Luca che ha candidamente affermato che «un intellettuale deve essere coerente e mettere in pratica ciò che sostiene. Per questo anch’io ho partecipato a forme di sabotaggio in val di Susa». Dal pensiero all’azione, De Luca avrà sicuramente ripassato le tesi politiche di Giuseppe Mazzini. A farneticare sull’ingresso delle nuove Brigate rosse nella lotta contro l’Alta Velocità, e dunque ad alzare il livello dello scontro, è stato il fine giurista ed ex candidato alla presidenza della Repubblica, Stefano Rodotà che incurante del peso della parole ha detto:«Atti come la lettera delle nuove Brigate Rosse, in cui si auspica che il movimento no Tav faccia uno scatto politico e organizzativo, sono deprecabili, ma comprensibili e non devono contribuire a derubricare la realizzazione dell’opera a una mera questione di ordine pubblico». Colti e irresponsabili non manca tra i cattivi maestri anche un filosofo. È Gianni Vattimo che lo scorso agosto ha spiegato: «Io non sono un violento ma appoggio le reazioni anche non legali contro le scelte di un Parlamento non legittimo, se non formalmente». Dimenticando, forse per nostalgia verso la Duma sovietica, che a Montecitorio siedono comunque gli eletti con un voto libero. Come non aggiungere all’elenco le intemperanze di Grillo, ex comico che, in ossequio alla ricerca del consenso elettorale facile, ha dato la sua versione sulla Tav nel corso di un comizio: «Opera ridicola, una presa per il culo alimentata dai giornali». Anche il Beppe cinque stelle non si è limitato alle invettive e ha preso parte a dimostrazioni in Val di Susa. Ultimo ma non meno importante è la presenza accanto a filosofi e giullari anche dei pm no global. Uno di questi è Livio Pepino, ex giudice e fondatore di Magistratura democratica. Ha scritto un pamphlet dal titolo significativo: «Non solo un treno... La democrazia alla prova della Val Susa» e ha contestato l’inchiesta condotta dal procuratore Gian Carlo Caselli sui No Tav, definendola «repressione» giudiziaria.
Filosofi, giuristi e giudici Ecco chi sposa i violenti
Condividono la linea di attacco allo Stato e alle sue istituzioni nel nome della ribellione. E attendono ogni opera che si scontra con il sentimento di rivolta, a volte legittimo delle popolazioni...
