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E la Giunta sfratta Silvio Il Cav: «Decisione indegna»

SenatoTra una ventina di giorni il voto definitivo dell’Aula Berlusconi: «Mancata l’imparzialità, democrazia colpita al cuore»

È andato tutto come previsto. La Giunta delle Elezioni del Senato ha ratificato il primo sì alla decadenza di Silvio Berlusconi e il Cavaliere ha subito definito «indegna» la decisione. Ciononostante, la «pax governativa» siglata tre giorni fa con la fiducia bipartisan accordata a Enrico Letta ha retto, e i parlamentari del Pdl si sono limitati a denunciare la gravità dell’atto politico senza però che fossero ufficializzate quelle dimissioni di massa annunciate una settimana fa. Il governo può quindi continuare a lavorare come se niente fosse successo. Almeno fino a quando, tra una ventina di giorni, non sarà l’aula del Senato a dover scrivere la parola fine su questa storia e, con la probabile richiesta del voto segreto, non si possono escludere sorprese. È andato tutto come previsto, si diceva, anche se lo svolgimento della partita non ha mancato di riservare colpi di scena. Colpa del senatore del M5S Vito Crimi, che dal proprio profilo Facebook si è reso protagonista di una battuta greve su Silvio Berlusconi proprio mentre erano in corso i lavori della Giunta, col regolamento che impone ai membri di non aver alcun contatto con l’esterno. Tema della sortita di Crimi i manifesti comparsi ieri a Roma, con i quali l’organizzazione «Cuore azzurro» invitava il leader del centrodestra a «non mollare». Così, il senatore grillino ne ha approfittato per fare una battuta sui meno graditi effetti dell’età avanzata e ha sostenuto che il vero senso dei manifesti fosse «non rilasciare peti e controlla l’incontinenza». Dallo scivolone è scaturita una dura polemica politica con il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, che ha subito invitato il presidente di Palazzo Madama a sospendere i lavori della Giunta a causa della grave irregolarità. Ma Pietro Grasso ha preferito limitarsi ad aprire un’istruttoria sul gesto «del tutto inqualificabile e gravemente offensivo» di Crimi per valutare eventuali sanzioni. Così, mentre il senatore del M5S finiva sulla graticola, contestato dagli stessi militanti grillini, la Giunta si riuniva in camera di consiglio e approvava la relazione del presidente Dario Stefàno secondo gli schieramenti noti alla vigilia: 15 voti per il sì alla decadenza (Pd, Sel, M5S, Psi e Sc), 8 per il no (Pdl, Lega e Gal). Una decisione aspramente contestata dallo stesso Berlusconi, che in serata scriveva una nota durissima: «Questa indegna decisione é stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volontà di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si é riusciti a eliminare nelle urne attraverso la democrazia» era l’opinione del Cav. «La democrazia di un Paese - continuava - si misura dal rispetto dalle norme fondamentali a tutela di ogni cittadino. Violando i principi della Convenzione Europea e della Corte Costituzionale sulla imparzialità dell’organo decidente e sulla irretroattività delle norme penali sono venuti meno i principi basilari di uno Stato di diritto, colpendo al cuore la democrazia». I contenuti della seconda parte della nota erano anche alla base della decisione dei legali del Cavaliere - Ghedini, Coppi e Longo - di non partecipare all’udienza della Giunta. «Non vi è possibilità alcuna di difesa nè vi è alcuna ragione per presentarsi di fronte a un organo che ha già anticipato, a mezzo stampa, la propria decisione» era stata la giustificazione degli avvocati di Berlusconi. Chi ha deciso di non mancare, invece, è stato il legale di Ulisse Di Giacomo, l’esponente molisano del Pdl che subentrerebbe nel caso in cui Berlusconi decadesse. Secondo l’avvocato Di Pardo, l’espulsione del Cavaliere dal Senato rappresenterebbe «una decisione ineccepibile, che applica in maniera uniforme il diritto per tutti i cittadini indistintamente, anche se sono senatori». Da parte sua, Di Giacomo ha già fatto sapere che in caso di ingresso a Palazzo Madama si collocherebbe tra i senatori «alfaniani». Ribadendo una divisione di linea politica che però, ieri, sulla decadenza di Berlusconi non si è avvertita. La «colomba» Alfano era sulla stessa linea dei «falchi»: «Dalla Giunta è arrivata un’accelerazione anomala nelle procedure e nella tempistica che svela un accanimento che nulla ha a che vedere con la giustizia».

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