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Sull’isola sono finite anche le bare

I sacchi con i corpi delle vittime disposti a file doppie lungo il perimetro dell’hangar. Sono centoventisette, quanto i corpi finora recuperati. Per tutti è diventato l’hangar della morte. Un...

I sacchi con i corpi delle vittime disposti a file doppie lungo il perimetro dell’hangar. Sono centoventisette, quanto i corpi finora recuperati. Per tutti è diventato l’hangar della morte. Un capannone quadrato di 40 metri, blu, alla fine della pista dell’aeroporto di Lampedusa. Sopra ogni sacco è spillato un numero che servirà alla polizia scientifica per dare un nome e cognome ai migranti. Gli agenti fotografano i loro volti per l’identificazione. Nell’hangar, che di solito ospita elicotteri della Finanza e del 118, sono stati accesi i climatizzatori e le pompe per l’aerazione per tentare di mantenere più bassa possibile la temperatura. Chi entra in questo luogo che ospita le vittime dell’ultima tragedia della disperazione parla di «sensazione indescrivibile». «Dolore e rabbia - aggiunge un testimone - sono le sensazioni che si mischiano vedendo questi corpi a pancia all’aria deposti nei sacchi». Entrando nell’hangar, a sinistra, i primi cadaveri coperti sono quelli dei quattro bambini, anche loro sono chiusi nei sudari di plastica che sono stati presi dal deposito dell’aeroporto. Nell’isola non ci sono più bare. Dopo un appello lanciato dalla prefettura, il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha messo a disposizione 80 loculi al cimitero di Piano Gatta. Agenti e soccorritori sono convinti che la conta delle vittime non si arresta. Per loro l’hangar continuerà ad accogliere ancora morti. Le ricerche sono andate avanti fino a notte inoltrata. I sommozzatori hanno operare al buio, sia in superficie, sia in profondità, con turni per estrarre dal relitto, a 37 metri di profondità, gli oltre cento cadaveri intrappolati nello scafo, tra cui donne e bambini. Una tragedia nella tragedia che ha richiamato anche la stampa straniera. A Lampedusa, nel pomeriggio sono cominciati ad arrivare giornalisti da ogni dove. Oggi alle 18 nel piazzale davanti la chiesa Madre, la comunità di Lampedusa ricorderà le vittime e i superstiti del naufragio. Il sindaco, Giusi Nicolini, ha chiesto alla popolazione dell’isola «di unirsi al cordoglio sospendendo, dove possibile, ogni tipo di attività per l’intera giornata». «Sui morti - invece dice il sindaco - non è stato ancora deciso nulla. Forse saranno portati via, d’intesa con la magistratura». Intanto, il centro accoglienza dell’isola delle Pelagie è al collasso. Vi si trovano oltre 1350 persone, ma ne può ospitare 770.

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