Politica

Letta spera: avanti senza Silvio

Alle Camere discorso anti-Cav per scongiurare il ripensamento dei falchi. Anche Renzi si accoda: «Voglio un governo solido»

Un discorso in cui si addebiteranno a Silvio Berlusconi tutte le colpe della situazione d’incertezza e si lancerà l’appello a tenere definitivamente distinto l’operato dell’esecutivo dalle vicende giudiziarie del Cavaliere. È l’«arma atomica» che Enrico Letta si prepara a sganciare oggi, quando prima al Senato (alle 9.30) e poi alla Camera chiederà nuovamente la fiducia sul suo governo elencando i provvedimenti da approvare fino al 2015. Se fino a qualche giorno fa il premier sperava semplicemente in un Pdl che tornasse sui suoi passi e gli riconfermasse la fiducia, ieri lo svilupparsi favorevole degli eventi l’ha convinto a tentare il «colpaccio»: varare un governo «deberlusconizzato», con i moderati del Pdl e senza i falchi di Forza Italia, per assicurarsi una maggiore stabilità e poter davvero guardare con ottimisto ai prossimi 15 mesi. L’unico modo per farlo è pronunciare un discorso talmente duro con Berlusconi da rendere impossibile un ripensamento del Cav. Ripensamento che, è il ragionamento del premier, sarebbe solo il preludio a un nuovo tira e molla da parte dei falchi sull’operato del governo. Per raggiungere l’obiettivo Letta ha dovuto, nel corso di una giornata fitta di incontri, costruire un castello dove ogni mattoncino si tiene con l’altro. Non a caso il vertice più importante è stato quello con Matteo Renzi. Perché per dare ad Alfano tutte le garanzie che il segretario del Pdl aveva chiesto per consumare lo strappo, era necessaria la «lealtà» del sindaco di Firenze. E così, quando poco dopo le 13 il premier e il principale candidato alla segreteria del Pdl si sono accomodati nella sala da pranzo di Palazzo Chigi, senza tanti giri di parole si è arrivati allo scambio. «Spaccare il Pdl è un’occasione storica troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire», ha spiegato Letta, «se dovessimo riuscirci, devi promettermi che non ricomincerai a martellare il governo». Renzi, seppur spaventato dalla prospettiva di un esecutivo in grado di durare davvero fino al 2015, non ha potuto far altro che convenire. In cambio, però, Letta potrebbe avergli garantito l’appoggio nella corsa alla segreteria del Pd e prospettato una candidatura alla premiership alle prossime Politiche. «Ho detto al premier che da sindaco, da militante democratico ma soprattutto da cittadino - ha confermato Renzi - spero che prevalga l’interesse del Paese. E continuo a fare il tifo per un governo solido che faccia bene per le famiglie, per le imprese, per l’Italia». A quel punto Letta ha incontrato Alfano e ha potuto rassicurarlo: «Puoi rompere con Berlusconi, al voto non si andrà tanto presto, avrai tutto il tempo per costruire il tuo partito». Al segretario del Pdl, che sembrava ancora perplesso e speranzoso di recuperare l’unità del Pdl, magari passando attraverso un intervento del premier per definire l’irretroattività della legge Severino, Letta ha risposto con la stessa fermezza che Franceschini aveva mostrato, qualche minuto prima, con Gianni Letta: «Non faremo nessuna trattativa con Silvio Berlusconi». Così il premier ha ricevuto il definitivo avallo anche dal presidente Napolitano, già incontrato in mattinata. Il capo dello Stato ha auspicato uno «sviluppo dell’azione di governo dalle prime scadenze più vicine agli obiettivi da perseguire nel 2014». E Letta ha messo i paletti definitivi alla sua strategia respingendo, in serata, le dimissioni dei cinque ministri del Pdl. Nessun rimpasto, quindi, si va avanti con la stessa squadra ma con una maggioranza che, paradossalmente, potrebbe essere meno ricca numericamente ma assai più stabile. Con 30-40 voti dai «dissidenti» del Pdl, infatti, il premier non avrebbe bisogno neanche dei voti dei 4 fuorisciti del MoVimento 5 Stelle (che pure hanno affermato che diranno sì alla fiducia) né dell’apporto dei senatori di Sel, che per il momento sembrano propendere per il no. E che il governo possa riprendere il suo lavoro quasi come se niente fosse successo lo testimonia la lunga giornata dei ministri Pdl, passata quasi interamente a Palazzo Chigi, con Maurizio Lupi che ha addirittura partecipato al vertice su Alitalia. Se questo significherà solo percorrere un altro pezzo di strada insieme o si trasformerà in un progetto politico vero e proprio, dalla forte connotazione centrista, lo si scoprirà solo con il tempo.

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