È una vera e propria danza macabra, di quelle rappresentate con scheletri danzanti dalla iconografia medievale, il ridicolo balletto che si sta conducendo sulla vicenda della decadenza di Berlusconi da senatore. Il fatto che sia stato fissato il calendario per il voto della Giunta per le elezioni sulla relazione di Augello previsto per mercoledì prossimo è solo in apparenza un rasserenamento della situazione. I nodi del problema Berlusconi non sono affatto sciolti. Ed è impossibile che lo siano dal momento che, stando alle dichiarazioni degli esponenti del Pd e del Pdl, le posizioni restano lontanissime e, comunque sia, l'esito della votazione appare scontato. A che cosa e chi serve, allora, questa moina? A cercare di arrivare alla sentenza della Corte d'Appello che definirà la pena accessoria per Berlusconi? Sia pure, ma è una pia illusione ritenere che l'eliminazione del leader del centro-destra non attraverso un voto della Giunta per le elezioni ma attraverso la decisione della magistratura possa servire a garantire, in qualche modo, la sopravvivenza del governo Letta. Un governo il quale, più che di larghe intese, è l'esecutivo voluto da Berlusconi e, per ciò stesso, inscindibilmente legato al suo nome e alla sua persona. L'impressione è che, dietro il problema della agibilità politica del Cavaliere, ci siano i travagli interni di un Pd alle prese con due problemi di fondo. Il primo, quello di non dare l'impressione di essere scavalcato dai grillini sul tema della legalità e, quindi, di non deludere le aspettative dei settori più giustizialisti e oltranzisti del suo elettorato. Il secondo, quello rappresentato dalla lotta senza quartiere per la premiership interna. Sembrerebbe, in proposito, che dopo l'autocandidatura del sindaco di Firenze alla segreteria del Pd con l'assist di Dario Franceschini (l'uomo che lo stesso Renzi aveva definito a suo tempo, il "vice-disastro") e di altri esponenti post-democristiani del Pd quella lotta stia concludendosi con la vittoria e il ricompattamento dell'area post-democristiana e con la sconfitta e l'emarginazione di quella post-comunista. Sembrerebbe, insomma, che stia tornando la Balena Bianca: una balena non più candida, ma colorata da spennellate di rosso più o meno vivo, che ne renderebbero difficile il riconoscimento persino al capitano Achab, lo sfortunato cacciatore di balene che ne era ossessionato nel romanzo Moby Dick di Herman Melville. Un ritorno, insomma, che potrebbe preludere a spaccature del Pd e, comunque, a una accentuazione della dialettica correntizia interna con un Letta e un Renzi in aperta competizione e in disaccordo su tutto (o quasi). Il destino di Berlusconi non riguarda, dunque, soltanto il futuro del Pdl, ma anche quello del Pd e degli equilibri di potere al suo interno. Oltre, naturalmente, alle sorti del governo Letta che tutti dicono di voler mantenere in piedi, ma che nessuno sa come puntellare e che, anzi, è sottoposto a continue sollecitazioni delegittimanti. All'interno dei palazzi del potere si sta giocando una partita che non punta alla stabilità e che non contribuisce affatto ad abbattere lo steccato che ormai separa il paese reale dal paese legale. Se e quando, indipendentemente da come, si uscirà dall'impasse rappresentato dalla questione della decadenza di Berlusconi, il paese si ritroverà, stupefatto, tra un cumulo di macerie che accentueranno l'antipolitica strisciante. La condanna di Berlusconi da parte della Magistratura ha avuto come effetto una caduta di credibilità nei confronti della magistratura cui, a torto o a ragione, si imputano progetti politici così come la discutibile nomina di senatori a vita, tutti di parte, ha finito per offuscare l'immagine del presidente della Repubblica. Come se non bastasse, il rinvio in Commissione Affari Costituzionali del disegno di legge sul taglio del finanziamento pubblico ai partiti, deciso proprio ieri, è uno di quegli atti che, quali che ne siano le motivazioni giuridiche e politiche, è destinato a vellicare le pulsioni antipolitiche del paese. E a dare l'impressione che, gattopardescamente, la classe politica non cambi: il lupo, come recita un vecchio adagio, perde il pelo ma non il vizio. In questa situazione la danza macabra sul destino di Berlusconi rischia di trasformarsi in una danza mortale per il sistema politico. E per la stessa democrazia. Se non per altro, quanto meno per il fatto di mantenere alta la tensione e di alimentare uno spirito di guerra civile latente.
Una danza mortale per il sistema
di Francesco Perfetti - È una vera e propria danza macabra, di quelle rappresentate con scheletri danzanti dalla iconografia medievale, il ridicolo balletto che si sta conducendo sulla vicenda...