Il dilemma davanti al quale si ritrova la Giunta delle elezioni del Senato è simile al paradosso del comma 22 del regolamento per i piloti Usa nella Seconda Guerra Mondiale. «L’unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte è la pazzia», recitava il manuale, salvo poi precisare: «Chiunque chieda il congedo dal fronte non è pazzo». Per Alfredo Gaito, ordinario di procedura penale alla Sapienza di Roma, l’organo di Palazzo Madama chiamato a decidere sulla decadenza da parlamentare di Silvio Berlusconi, si trova invischiato nella stessa aporia. Perché, professore? «Se la Giunta non accettasse di presentare il rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo ammetterebbe di non essere un organo giurisdizionale. E quindi non potrebbe neanche applicare una pena, perché di questo si tratta». Ma perché è necessario impugnare la legge Severino in sede europea? «Dietro c’è un grosso equivoco che riguarda anche molti giuristi. C’è una separazione netta tra la disciplina del Consiglio d’Europa e le norme dell’Unione. Il tema della corruzione è stato oggetto di una normativa quadro europea e la legge Severino rappresenta una specificazione nazionale di quelle norme. La competenza, pertanto, è quella della Corte di Giustizia europea». Eppure è stato già presentato un ricorso a Strasburgo. «Alla Corte europea dei Diritti dell’uomo si può procedere con un ricorso individuale. I legali di Berlusconi lo hanno fatto, probabilmente, con due obiettivi: il primo è denunciare a livello europeo che la questione c’è ed è seria. L’altro è richiamare precedenti importanti come quello di Ocalan». Prego? «I legali del leader curdo del Pkk, condannato a morte in Turchia, presentarono un ricorso preventivo a Strasburgo perché farlo dopo l’esecuzione della pena capitale sarebbe stato inutile. Proprio come ha fatto Berlusconi, dal momento che la decadenza non è stata ancora applicata». Berlusconi, però, non rischia la morte. «Per un politico il pericolo di scomparire dalla vita istituzionale equivale a morire». Per lei la Giunta delle elezioni non avrebbe scelta. «La Giunta ha valore giurisdizionale perché in questo caso ha le prerogative dell’ultimo grado di giudizio. La decisione che prenderà non può essere impugnata in altra sede a livello nazionale e di fronte a un dubbio come quello sollevato dal relatore ha l’obbligo di ricorrere a Lussemburgo». Che tempi ci sarebbero in questo caso? «Di norma la Corte di Giustizia europea è velocissima nello stabilire l’ammissibilità. Ci vogliono non più di cinque o sei settimane. Se il ricorso fosse ritenuto ammissibile passerebbe almeno un anno per la sentenza, ma vorrebbe anche dire che la questione c’è». E le pregiudiziali di costituzionalità? «Se venissero accolte sarà la Consulta a esprimersi nel merito. Anche la Corte costituzionale, però, è soggetta alle decisioni di Lussemburgo».
«La legge Severino va impugnata»
GaitoIl professore della Sapienza: «La vicenda di Berlusconi è paragonabile a quella di Ocalan. Così si spiega il ricorso preventivo»
