«Non mi sembra che le elezioni anticipate in questo momento servano né al Paese né a Berlusconi». Gaetano Quagliariello, ministro per le Riforme Costituzionali, dagli ornitologi della politica considerato una colomba del Pdl, dice la sua sul momento politico italiano. L’8 settembre, a Frascati, comincerà l’ottava edizione della summer school della sua Fondazione Magna Carta: l’8 settembre, data simbolica nella storia italiana. «L’8 settembre non è stato ancora cancellato dal calendario, non è come negli aerei che si salta un posto. D’altra parte poi meglio iniziare l’8 che non il 9 settembre, vista la frenetica attesa, mitica e quasi millenaristica che si è concentrata su questa data». Dal programma si avverte lo sforzo di realizzare un incontro tra mondi diversi per trovare una soluzione politica che riguardi le riforme costituzionali e istituzionali: lei che intento si pone? «Lei ha colto un punto: questo è un incontro di giovani, di ragazzi, che pensano che i principi del centrodestra possano essere alla base di un’idea di futuro. E che il futuro non si debba costruire sulle macerie del passato. Siamo in un momento di grande difficoltà, il Paese è arrivato più volte sull’orlo del baratro. E la condanna di Berlusconi ha ancor più drammatizzato la situazione. In questa contingenza, se si vuol costruire qualcosa per il futuro, bisogna operare con un doppio registro». Doppio registro? «Sì. Da una parte è necessario mettere in salvo la situazione del Paese, anche con questa "strana alleanza" di governo; dall’altra avere l’ambizione di tornare presto a separare i percorsi e i ruoli, con una parte che governa e un’altra che assicuri l’opposizione. Sa qual è il rischio?» Quale? «Che proprio un radicalismo senza sostanza, da una parte e dall’altra, per una sorta di eterogenesi dei fini possa portare al perpetuarsi di questa situazione. In un Paese sfasciato e sempre più sfiduciato, senza nuove regole e nuovi paradigmi questa situazione di confusione dei ruoli potrebbe perpetuarsi ancora e ancora, avvantaggiando chi gioca al "tanto peggio tanto meglio". Il fatto che a Frascati queste riflessioni arriveranno soprattutto da ragazzi che si candidano ad essere la classe dirigente del futuro è una novità sostanziale». Come si mette in salvo la situazione? Una via pratica? «Non si mette in salvo con una semplice riforma elettorale oppure provando a vincere una battaglia elettorale. Per queste vie, si rischia di perdere la guerra e di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano». Le cose che servono sarebbero? «Servono le riforme. Serve una grande strategia per la riaffermazione dello Stato di diritto in Italia, una grande battaglia per la riforma della giustizia. E poi serve riformare le istituzioni iniziando dalla forma di Governo, anche affinché partiti sempre più liquidi possano ricostruirsi intorno all’obiettivo di conquistare il vertice dello Stato o la guida del potere esecutivo». Quindi il Capo dello Stato o il premier? «Esattamente. E poi serve anche superare il bicameralismo perfetto e riordinare il rapporto tra poteri locali e Stato centrale». Il governo Letta, di cui lei è ministro per le riforme, sarà in grado di fare tutto questo? «Il governo Letta è nato per fare tutto questo. L’ambizione non è cambiata. La situazione è più difficile, impervia, ma non per questo le necessità del Paese sono cambiate». Per quanto riguarda Silvio Berlusconi lei vede una strada per il lieto fine? O vede le elezioni anticipate vicine? «Dobbiamo saper coniugare le esigenze del Paese con la battaglia per difendere il nostro leader da una condanna ingiusta. Solo così potremo essere compresi dagli italiani. In questo quadro non mi sembra vi sia spazio per elezioni immediate. Al di la del fatto che si possano o non si possano avere, a me sembra che non servano né al Paese né a Berlusconi». Ministro, la grazia è ancora possibile? O auspicabile? «Questa vicenda ha certamente una valenza politica, ma ancor prima riguarda un uomo in carne ed ossa e la sua famiglia. Per questo, chi crede alla centralità della persona deve avere riserbo, prudenza e persino pudore».
«Le elezioni non servono né al Paese né a Berlusconi»
Intervista Il ministro Quagliariello: «Il rischio è che il radicalismo, da una parte e dall’altra, porti al perpetuarsi della strana alleanza»
