Non gli piace che i dirigenti del Pd abbiano scoperto «improvvisamente» la forza di Matteo Renzi. Gli piace ancora meno che nessuno dei novelli sostenitori del sindaco di Firenze abbia fatto autocritica. Ma di due cose è certo Mario Adinolfi, ex deputato del Pd e irredimibile critico del suo campo politico: che «Renzi rivolterà il partito come un calzino» e che pure stavolta i Democratici si dimostrino allergici alle primarie, quelle vere. Per l’ennesima volta, infatti, il Pd si avvia a un congresso in cui il risultato è già scritto. Mentre è impegnato sul tavolo verde a Barcellona (è un giocatore professionista di poker, è stato il primo italiano a raggiungere la finale del World Poker Tour), Adinolfi non disdegna di dare qualche stoccata ai dirigenti Democratici e a ricordare la storia che lo accomuna al sindaco di Firenze. Insomma Adinolfi, ora stanno tutti (o quasi) con Renzi. Se lo aspettava? «Mi viene da ridere. Nove mesi fa erano 12 i parlamentari che sostenevano Matteo. Ci hanno criticato ed epurato tutti. Adesso mi aspetterei che qualcuno telefonasse a me o agli altri e riconoscesse che avevamo ragione. Ovviamente non credo che possa mai avvenire». Quindi anche stavolta il Pd ha deciso il suo segretario a tavolino. Altro che le primarie... «Purtroppo al Pd piacciono le primarie rituali, in cui il vincitore è predeterminato. Nel 2007 io mi candidai alla guida del partito proprio per dimostrare il contrario, ossia che fosse possibile una competizione vera. I fatti, invece, hanno dimostrato esattamente il contrario». Ma perché i dirigenti del Pd hanno «ceduto» a Renzi? «Cercano di non correre rischi. Ma Renzi glieli farà correre, e pure parecchi». Non è che hanno scelto di sostenere il sindaco di Firenze per blindare in qualche modo Enrico Letta e il governo delle larghe intese? «Di certo c’è una linea governativa che di fronte all’avanzata di Renzi cerca di tenere il sindaco chiuso al partito per evitare nuove fibrillazioni per Letta». E riuscirà nell’intento? «No. Renzi segretario sarà come Veltroni nei confronti di Prodi e del suo governo. È inevitabile. Se c’è un segretario che scalpita e che, giustamente, vuole costruire la sua candidatura per la premiership, è difficile che un governo fragile riesca a tenere». Ma poi Renzi non rivolterà come un calzino il Partito democratico? Non crede che si illude chi vorrebbe frenarlo? «Lo farà, rivolterà il Pd come un calzino ma con più prudenza di quella che possiamo immaginare adesso. Matteo ha una vera cattiveria e può metterla a frutto cambiando davvero il partito, senza riguardi per nessuno. Non è pensabile che Renzi segretario del Pd possa mai accettare la Bindi capolista in Calabria o la Finocchiaro in Puglia». Partirà dal contrasto con i «vecchi» il nuovo Partito democratico? «Con Renzi vince la generazione dei nati negli anni ’70. Sono convinto che il gruppo dirigente sarà adeguato». Ma che effetto le fa che i suoi colleghi ex popolari abbiano deciso di cambiare rotta? «Doveva accadere prima. Se avessero sostenuto Renzi nove mesi fa adesso la storia in Italia sarebbe molto diversa». E perché allora hanno scelto di sostenere Bersani? «Per opportunità più che per intelligenza politica». Qundi alla fine nel Pd tramonta la linea socialista e torna in primo piano quella democristiana. È contento? «Ho sempre detto che se vuole vincere le elezioni e provare a cambiare questo Paese, il Partito democratico deve essere una nuova Democrazia Cristiana. Bisogna parlare a tutti e guardare a sinistra. Esattamente come faceva la Dc». È questo l’obiettivo di Renzi? «Sì. Quello di costruire una Democrazia Cristiana 2.0, anche se lui non dirà mai una cosa del genere. In pochi lo sanno ma un giovanissimo Renzi scrisse un libro che s’intitolava "Da De Gasperi agli U2". Il percorso sarà esattamente questo». Renzi farà bene anche al Pdl? Chi vede come possibile sfidante? «Tra i nostri avversari non trovo una personalità che sia paragonabile a Renzi ma di certo il centrodestra deve fare un percorso analogo a quello del Pd».
«Ora tocca a Matteo Costruirà la Dc 2.0»
L’ex deputato Pd: «Governo Letta più fragile»