Politica

Berlusconi rilancia: «Il capo resto io»

Il Cavaliere avverte il centrosinistra e rassicura i suoi: «Resisto, non mollo»

Resto io il capo del centrodestra. Silvio Berlusconi affida a un messaggio su Facebook il suo pensiero. Poche righe, che ricalcano quello che aveva detto sabato sera in un intervento telefonico per una raccolta di firme in suo favore. Ma con quell’aggiunta significativa, un segnale lanciato sia a chi, nell’opposizione spera di poterlo eliminare dalla scena politica sia a chi, nel campo del centrodestra pensa già a possibili leader che prendano il suo posto. Il Cavaliere, invece, vuole mettere in chiaro che il «capo», il «regista» del polo dei moderati resta lui. «Io resisto! non mollo – ha scritto in un post sul suo profilo sul social network – State tranquilli che non mi faccio da parte, resto io il capo del centrodestra. Farò sino all'ultimo l'interesse del Paese e degli italiani. Andate avanti con coraggio. Non vi farò fare assolutamente brutte figure. Prepariamoci al meglio». Insomma per il momento nessuno pensi che il Pdl possa aver bisogno di altri leader. Anche l’ipotesi che la figlia Marina possa prendere il suo posto è stata, per il momento, accantonata. Soprattutto perché i consiglieri più fidati del Cavaliere lo hanno avvertito che far entrare in politica un esponente della famiglia oltretutto alla guida di un’azienda potrebbe diventare un pericoloso boomerang. Perché il rischio è che venga presa di mira anche lei. Con dirette conseguenze proprio sulle società di famiglia. Ma la nota su Facebook sembra anche un messaggio, indiretto, al presidente della Repubblica. Berlusconi, che rimarrà ad Arcore anche questa settimana, non si aspetta granché dal Quirinale, non vuole presentare una domanda di grazia – anche se i suoi legali non escludono l’ipotesi – non chiederà l’affidamento ai servizi sociali. La condanna, ha ripetuto più volte, la sconterò senza «elemosinare» nulla a nessuno. Ma nessuno pensi, continua a ripetere ai suoi collaboratori, che io mi ritiri dalla scena politica. Il leader del centrodestra sono e resto io, anche in caso si debba andare a votare l’anno prossimo. O, se le cose dovessero precipitare, in autunno. Intanto il Cavaliere è deciso ad affrontare il nodo del voto nella Giunta per le immunità in Senato con un dossier da portare all’esame dei parlamentari. Nella scorsa riunione il presidente Dario Stefano aveva infatti dato 20 giorni ai legali dell'ex premier per fornire gli atti necessari per la difesa del leader del Pdl. In pratica il termine ultimo dovrebbe essere il prossimo 28 agosto. Mercoledì 4 settembre dovrebbe riunirsi poi l'ufficio di presidenza della Giunta per discutere la documentazione. E non è esclusa una memoria difensiva che proprio il Cavaliere, riferiscono fonti parlamentari, dovrebbe illustrare personalmente a tutti i componenti. Il 9 settembre sarà poi il giorno della relazione di Antonio Augello. Il senatore del Pdl dovrà presentare le sue proposte, sia sull'incandidabilità di Berlusconi, e quindi sulla sua decadenza, sia sulla questione della ineleggibilità, avviata già da tempo al Senato. Tutto dovrebbe procedere liscio, ma non è detto. Il presidente Dario Stefano ha infatti richiesto anche l'acquisizione di una serie di documenti, tra cui gli atti concessori e autorizzatori del gruppo Mediaset e le visure camerali riguardanti le cariche sociali nelle aziende ad esso riconducibili, utili per la relazione dello stesso Augello. E proprio su questo punto che il Pdl potrebbe giocare le proprie carte per allungare i tempi. Il relatore infatti potrebbe chiedere il rinvio ad altra seduta per «esaminare con più attenzione» i documenti relativi al processo oppure richiederne di altri per approfondire quelli già arrivati. Insomma benché Movimento 5 stelle, Pd e Sel vogliano fare presto e portare la decadenza da senatore di Berlusconi in aula ad ottobre, ci sono diverse variabili di cui bisogna tenere conto. Qualora, inoltre, la proposta di Augello fosse respinta dai commissari della Giunta, si dovrebbe dare il mandato a un nuovo relatore, che ricomincerebbe quella trafila già vista. Ipotesi che il centrosinistra vuole assolutamente scongiurare per portare il più presto in aula la questione della decadenza di Berlusconi. Ma non è escluso che la «terza via» sia un ricorso alla Corte Costituzionale proprio sulla legge varata dall’ex ministro Paola Severino.

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