Politica

Le mosse del Pdl per salvare Silvio

Berlusconi perplesso sulla grazia, i falchi provano a mettere i Dem all’angolo «Assurdo estromettere un leader così votato, ci aiutino a cambiare la legge»

Impossibile sapere se il cambio di strategia sia stato dettato da Berlusconi. Il Cav negli ultimi giorni è rimasto chiuso ad Arcore con familiari e avvocati, trincerandosi in un silenzio di riflessione che, almeno con i fedelissimi, potrebbe essere sciolto solo oggi. Ma non sembra un caso se ieri alcune delle voci più autorevoli del Pdl si siano mosse all’unisono, cambiando d’improvviso obiettivo. Prima gli appelli per l’agibilità politica di Berlusconi erano diretti al Colle, ora le richieste vengono spedite direttamente al Partito Democratico. «Occorre rafforzare l’azione del governo per il rilancio della nostra economia, ma anche per trovare una soluzione giusta per il presidente Berlusconi. Una crisi di governo sarebbe da irresponsabili» avvisa il capogruppo alla Camera Renato Brunetta, inserendo il destino del Cavaliere dritto nell’agenda dell’esecutivo. Ancora più chiaro Daniele Capezzone: «La questione è politica - spiega - e serve una soluzione politica». «Quando si parla di "agibilità" o di "praticabilità" politica per Silvio Berlusconi - prosegue - non si affronta tanto e solo il problema di un singolo individuo, ma il diritto alla piena rappresentanza politico-istituzionale dei milioni di elettori che lo hanno democraticamente scelto». «Esistono percorsi e strumenti - conclude - chiaramente indicati dalla Costituzione e dal buon senso, che possono consentire di evitare un vulnus gravissimo ai danni di milioni di elettori». La strada per uscirne viene chiaramente indicata dal senatore Lucio Malan: «Il caso di Berlusconi è come quello dell’ucraina Yulia Tymoshenko. Allora non si è mai parlato di semplice vicenda giudiziaria, ma di problema politico. Questo il Pd non può ignorarlo». La soluzione politica, suggerisce Malan, «può passare per la modifica di qualche legge esistente, o per la vicenda della decadenza». Il cambio di passo sembra dovuto alla presa d’atto che da Napolitano non arriverà nessun aiuto sul fronte dell’agibilità politica. La grazia, semmai fosse richiesta da Berlusconi, potrebbe salvare il Cavaliere dalla pena principale, ma non servirebbe a nulla per quanto riguarda le pene accessorie: l’eleggibilità e, quindi, l’ormai famigerata «agibilità politica». Nel partito sembrano ormai rassegnati al fatto che Silvio Berlusconi debba scontare in qualche modo la pena. Magari persino scegliendo la via dei servizi sociali, che a livello giuridico potrebbe anche cancellare le pene accessorie a suo carico. «In caso di affidamento in prova - ha spiegato il presidente della Commissione Giustizia in Senato Nitto Palma - l’esito positivo della prova travolgerebbe la pena principale, le pene accessorie - cioè l’interdizione dai pubblici uffici - e gli effetti penali, tra cui l’incandidabilità». «In ogni caso - ha concluso Palma - io non credo che l’essere o meno in Parlamento possa impedire al presidente Berlusconi di esercitare la sua leadership. La sua rimarrebbe sicuramente una guida politica a pieno titolo». Non a caso anche ieri, stavolta nei cieli di Marina di Pietrasanta, hanno continuato a volare gli aerei con gli striscioni «Forza Italia Forza Silvio». A uscire di scena o a fare il padre nobile, per adesso, il Cavaliere non ci pensa affatto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.