Con la partita della grazia al momento «congelata», l’attenzione del circo mediatico si rivolge tutta alla Giunta per le Immunità del Senato che, il prossimo 9 settembre, potrebbe dare un primo segnale importante su quello che sarà il destino politico di Silvio Berlusconi. Un appuntamento, quello che si terrà alla ripresa dei lavori parlamentari, che dovrebbe andare avanti ad oltranza per approfondire le ragioni giuridiche dell’eventuale decadenza del Cav da Palazzo Madama ma che rischia di avere un epilogo già scritto. Ancora prima che il relatore della Giunta, il senatore del Pdl Andrea Augello, presenti la sua ricognizione sul caso, il Pd sembra aver già scritto la parola fine sulla vicenda. Con l’intenzione di votare compattamente per la decadenza di Silvio Berlusconi. «Il temporeggiamento è la strada sbagliata - ha attaccato il capogruppo al Senato dei Democratici Luigi Zanda - specie su un argomento così delicato, su cui anche la legge richiede una tempestività estrema». «C’è la legge Severino, votata anche dal Pdl - ha continuato Zanda - che è molto chiara, prevede la decadenza se si è condannati a una certa pena, sembra che la condizione di Berlusconi corrisponda a questa fattispecie, siamo in un caso chiaro di decadenza». Che il caso sia così «chiaro», in realtà, non lo pensa il Pdl. Nel corso degli ultimi giorni diversi esponenti giuridici di area di centrodestra hanno espresso alcune perplessità sulla legge Severino. Diversi i punti che potrebbero essere contestati. Dall’ipotetica retroattività del provvedimento (incostituzionale se la decadenza viene considerata un effetto penale) alla necessità di attendere le motivazioni della sentenza Mediaset prima di prendere qualsiasi decisione. La fretta del Pd sembra in realtà nascondere la paura che nel partito si possa registrare una nuova spaccatura tra l’area filogovernativa e l’ala più massimalista, così come già avvenuto nei giorni caldi del «pasticcio kazako» quando la mozione di sfiducia ai danni del ministro dell’Interno Angelino Alfano per poco non provocò una crisi di governo. Anche per questi motivi un esponente smaliziato come Massimo D’Alema spera di non arrivare al voto dell’Aula sulla decadenza di Silvio Berlusconi e invita il Cavaliere a dimettersi per non mettere a repentaglio le sorti del governo. «Si può svolgere un ruolo politico anche fuori dal Parlamento. Beppe Grillo non è parlamentare, eppure è il leader indiscusso del suo movimento» ha chiosato D’Alema. Le dimissioni, però, non sembrano al momento tra le ipotesi prese in considerazione da Berlusconi. E di conseguenza la partita politica del 9 settembre diventa cruciale. Cosa potrà succedere alla Giunta delle Immunità del Senato? Le ipotesi sono tre: che il relatore Augello chieda la decadenza del Cav, che chieda la convalida della sua elezione o che chieda un supplemento di istruttoria. Nel caso in cui la soluzione da lui prospettata venga bocciata dagli altri senatori, verrà scelto un altro senatore. Altrimenti il voto sulla deliberazione dell’organo passerà all’Aula. Nell’attesa, ieri è intervenuto nuovamente il presidente della Giunta, il senatore di Sel Dario Stefàno. Che ha escluso la possibilità che un’eventuale grazia concessa da Giorgio Napolitano al Cavaliere possa incidere sulla decadenza del leader del Pdl da Palazzo Madama: «L’esecuzione della pena detentiva non è competenza della Giunta, trattandosi di sentenza definitiva» ha chiarito Stefàno. Che poi ha confermato un iter rapido per l’esame della vicenda del Cav: «Abbiamo agito nel più breve tempo possibile, con tempestività, applicando rigorosamente le norme regolamentari che includono anche il diritto di difesa e i tempi necessari a concretizzarsi». Per quanto riguarda ipotetiche nuove competizioni elettorali, Stafàno ha illustrato i motivi per i quali Silvio Berlusconi non potrà essere candidato per almeno i prossimi due anni: «Per i prossimi 6 anni gli Uffici elettorali non potranno ricevere la candidatura a causa dell’incandidabilità prescritta dal Decreto 235 del 31 dicembre 2012 a meno che non intervenga una riabilitazione, su richiesta dello stesso Berlusconi. Ma ciò è inimmaginabile, prima di almeno 2 anni».
Il Pd prepara il blitz per far fuori il Cav
Zanda: «Inutile temporeggiare in Giunta» E Stefàno (Sel) garantisce: iter rapidissimo
