«Il dato politico è uno solo: Napolitano riconosce il ruolo politico di Silvio Berlusconi e demanda a lui solo il compito di decidere del futuro del centrodestra. La sinistra si dia pace, non basterà una sentenza a scalfire il nostro presidente». Maurizio Gasparri commenta con prudenza la nota del Quirinale sul «caso Berlusconi». In parte resta deluso per la mancanza di un verdetto definitivo, ma al tempo stesso avvisa: «Napolitano non esclude la grazia, la partita non è ancora finita». Onorevole Gasparri, si aspettava qualcosa di più dal Colle? «Indubbiamente speravamo che Napolitano prendesse posizione in maniera più netta. Di fronte a una rischiosissima deriva della democrazia non sarebbe stato assurdo un atto in grado di ristabilire l’equilibrio istituzionale». Il Pdl esce sconfitto da questa partita? «Tutt’altro. Basta leggere attentamente la nota del Colle per scovarne i dati politici più importanti. Innanzitutto il riconoscimento del ruolo politico di Berlusconi. L’ha definito "leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza". E gli ha riconosciuto il potere di decidere come esercitare la sua funzione di guida. Mi sembra una risposta abbastanza netta a chi credeva che bastasse una sentenza per decretare la fine politica di Berlusconi». D’accordo. Resta il fatto, però, che per il Capo dello Stato «di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. «Attenzione, è vero che Napolitano non ha risolto definitivamente il caso Berlusconi. Se lo avesse fatto staremmo qui a festeggiare. Ma non ha neanche chiuso la porta a un possibile atto di clemenza. C’è un richiamo rigoroso alle norme del Codice di Procedura Penale che disciplinano il potere di grazia. Se il Presidente avesse escluso del tutto questa possibilità, non avrebbe sprecato tanto inchiostro. L’aver indicato precisamente la strada da seguire per un’eventuale richiesta di grazia significa che Napolitano la ritiene percorribile. Magari molto complicata, ma percorribile». Ritiene davvero plausibile che Berlusconi richieda la grazia ammettendo implicitamente la colpa? «Non so quante possibilità ci siano su questo versante. So solo che ci troviamo di fronte a un processo che non sarebbe mai dovuto neanche cominciare. Tra l’altro, con tutto quello che sta emergendo sul giudice Antonio Esposito, mi lasci dire che questa sentenza è tutt’altro che attendibile». Queste dichiarazioni non rischiano di incendiare ulteriormente il clima? Il presidente invoca il rispetto del ruolo della magistratura... «Si rilegga la nota di Napolitano. Ha anche spiegato di ritenere legittimi "riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione". Mi sembra che anche queste parole sono abbastanza significative». Credete ancora in una possibile revisione del processo Mediaset? «La partita è aperta e gli avvocati stanno facendo il loro lavoro. La credibilità di Esposito, in ogni caso, è di gran lunga inferiore a quella di Silvio Berlusconi». Non vi sentite chiamati in causa quando Napolitano denuncia «forme di ritorsione» ai danni del governo? «È stato il capo dello Stato a far nascere questo governo. Lo si potrebbe quasi definire un esecutivo Napolitano-Letta. È normale che adesso tenti di difenderlo in ogni modo». Anche legandovi le mani? «Il governo va avanti se fa le cose che ha promesso, se elimina l’Imu sulla prima casa, ad esempio. Le posso garantire che la nostra posizione non si è spostata di un millimetro». Nell’agenda del governo il Colle è tornato a ribadire l’importanza di una nuova legge elettorale e della riforma della giustizia. «Sulla riforma del voto Napolitano è stato chiaro. Ha chiesto di modificarla "nei suoi aspetti più urgenti". È esattamente la nostra posizione. Per quanto riguarda la giustizia, dopo tutto quello che è accaduto crede davvero che in Italia ci sia qualcuno che non la ritenga un’emergenza da affrontare?». Ma è possibile farlo con una maggioranza così eterogenea? «Di certo la nota di Napolitano non può essere presa a pezzi, escludendo magari quello che a qualcuno non piace. Se il Quirinale ha citato la riforma della giustizia un motivo c’è. Chiaramente non è un tema semplice da affrontare, ma è ineludibile». Ineludibile, per Famiglia Cristiana , è anche il tema del dopo-Berlusconi nel centrodestra. «Il direttore Sciortino è da anni uno dei peggiori avvelenatori della vita italiana. Si dedichi alle spiagge come sua abitudine estiva e non alimenti campagne d’odio». D’accordo Gasparri, ma voci analoghe arrivano anche dal Pdl. Per Augello le primarie sono indifferibili. «Stiamo ancora discutendo del destino politico di Berlusconi. Francamente, oggi mi sembra il giorno meno adatto per parlare di primarie».
«Il Pd si dia pace, il Cav resta in campo»
Intervista Gasparri: «Da Napolitano ci aspettavamo qualcosa in più ma ha ribadito il ruolo politico di Berlusconi. E non ha escluso la grazia...»
