Politica

Riparte il balletto sulla legge elettorale

Il Capo dello Stato la considera una priorità, il Parlamento ne discuterà in autunno. Il Pd vuole cambiare tutto, il Pdl chiede piccole modifiche

La riforma della legge elettorale è la «storia infinita» della politica italiana. Un vero e proprio miraggio. Ogni volta è lì, ad un passo, ma quando arriva il momento di chiudere, scompare. Eppure gli esponenti di centrodestra e centrosinistra continuano a spiegare che stavolta sarà diverso. Che finalmente è arrivato il momento giusto. Ora il momento della verità è slittato a dopo la pausa estiva. Venerdì Giorgio Napolitano ha convocato il segretario del Pd Guglielmo Epifani, assieme ai capigruppo Roberto Speranza e Luigi Zanda, e al presidente della commissione Affari Costituzionali Anna Finocchiaro. Dopo 24 ore il Corriere della Sera e l’Unità hanno pubblicato un’intervista in cui Luciano Violante, uno dei dieci saggi scelti dal Capo dello Stato a inizio legislatura e uno dei 35 selezionati dal premier Enrico Letta, ha illustrato la propria idea di riforma: proporzionale a doppio turno con sbarramento al 5% per tutti e premio di maggioranza per chi raggiunge il 40-45%. Parole che qualcuno ha interpretato come un ulteriore messaggio del Colle. E ieri, al coro, si è unita anche Finocchiaro. «Penso che non basti correggere il Porcellum ma sia necessario sostituirlo con una nuova legge - ha spiegato -. Le forze politiche responsabili, che vogliono difendere gli interessi generali del Paese e non fare calcoli di convenienza si impegnino, alla ripresa, per raggiungere questo risultato. Il Pd farà la sua parte». «La strada in Parlamento ora è spianata e non ci possono essere più alibi - ha aggiunto -. In Parlamento è stata chiesta e votata la procedura d’urgenza per la discussione sulla riforma della legge elettorale. Questo vuol dire che le Camere si sono prese l’impegno di dotare con estrema urgenza il Paese di una nuova legge elettorale che sostituisca quella vigente nel caso si debba andare al voto prima della scadenza naturale della legislatura e quindi prima che il percorso complessivo delle riforme istituzionali sia concluso». «Io credo - ha concluso - che ci siano i margini, in Parlamento, nel confronto tra le principali forze politiche, per giungere ad una nuova legge elettorale che ridia agli elettori la possibilità di scegliere gli eletti, che assicuri maggioranze omogenee a Camera e Senato e che garantisca la necessaria governabilità permettendo la creazione di maggioranze certe. Lo sforzo che dovremo fare è quello di dare organicità ad una proposta che tenga insieme questi elementi». Ma la visione ottimista dell’esponente democratica deve necessariamente fare i conti con la posizione dei suoi principali alleati. Che, al contrario del Pd, non hanno alcuna intenzione di dar vita ad una nuova legge elettorale. Basta leggere le dichiarazioni del vicepresidente Pdl di Palazzo Madama Maurizio Gasparri: «La modifica urgente della legge elettorale può riguardare solo gli aspetti all’attenzione della Corte Costituzionale, e cioè una soglia minima di consenso per aver diritto al premio di maggioranza. Quella soglia che il Pd non volle per avere tanti seggi con pochi voti. Lo ricordiamo benissimo. Altre forzature, senza riforme globali del sistema, sarebbero fuori tema. Ma resta il macigno della grande questione democratica: l’espulsione dalla politica di Berlusconi a mano dell’Esposito di turno non è accettabile. Per noi questo tema resta il primo e resta ineludibile». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dei senatori Renato Schifani che, intervistato dal Corriere , sottolinea la necessità di «mettere in sicurezza» il Porcellum e blocca chi vuole rivedere tutto. E anche Fabrizio Cicchitto insiste: «Schifani ha espresso in modo equilibrato ed organico la linea del Pdl a trecentosessanta gradi e riguarda sia l’impegno fattivo per l’agibilità politica di Silvio Berlusconi sia il fatto che è nato ed è in carica un governo che può lavorare positivamente per l’economia e per le riforme istituzionali, dando indicazioni costruttive sulla legge elettorale nel senso di apportare modifiche ragionevoli all’attuale legge con la conseguenza di poterla rendere praticabile in tempo brevi». Insomma, se il Pd pensa di poter avere vita facile sbaglia. L’urgenza di superare il Porcellum non è argomento che rende più malleabile il Pdl. Che è pronto a dare battaglia. Così, mentre il democratico Giorgio Merlo attacca Gasparri («vuole rinviare alle calende greche il sistema elettorale del futuro. Per Gasparri devono continuare ad esserci le liste bloccate e l’impossibilità per i cittadini di scegliersi gli eletti. Complimenti»), il dubbio torna a circolare prepotente. Vuoi vedere che anche stavolta, dopo aver passato il tempo a spiegare che finalmente è arrivato il «momento giusto», i nostri politici produrranno un altro, l’ennesimo, rinvio?

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