Politica

Il pasticcio di Monti

di Francesco DamatoNon dimentichiamo il nome e cognome -Mario Monti- del pasticcio dell’Imu sulla prima casa. Che ancor prima e ancor più della cosiddetta agibilità politica di Silvio Berlusconi,...

Non dimentichiamo il nome e cognome -Mario Monti- del pasticcio dell’Imu sulla prima casa. Che ancor prima e ancor più della cosiddetta agibilità politica di Silvio Berlusconi, compromessa dalla condanna definitiva in Cassazione per frode fiscale, potrebbe costare la vita al governo di Enrico Letta se il Pd non la smettesse di soffiare sul fuoco. Come sta facendo, a dispetto dell’ottimismo del presidente del Consiglio, contestando l’intesa, sia pure di massima, raggiunta a fine aprile con il Pdl di abolire l’imposta appunto sulla prima casa. Una «intesa» che responsabilmente e onestamente è stata ieri ricordata e riconosciuta da chi vi partecipò e non può certo essere scambiato adesso per uno dei «falchi» berlusconiani sui quali la sinistra con la solita disinvoltura sta cercando di scaricare in questi giorni le proprie manovre congressuali e aspirazioni crisaiole: il leader dell’Udc e presidente della commissione Esteri del Senato Pier Ferdinando Casini. Di quest’ultimo ricordo bene la silenziosa ma stizzita reazione nei corridoi della Camera, nello scorso mese di dicembre, al rifiuto appena opposto dall’allora presidente del Consiglio Monti, e suo ormai certo compagno d’avventura elettorale, a chi reclamava la rinuncia alla tassa sulla prima casa di fronte alle prime notizie sul gettito complessivo dell’Imu. Che rispetto agli obbiettivi del governo era risultato superiore di quasi quattro miliardi di euro: l’equivalente proprio del prelievo fiscale per la prima abitazione. C’erano quindi tutte le condizioni per rinunciarvi, come si affrettò a reclamare Berlusconi, imprudentemente deriso da un Monti preoccupato, parlandone con i suoi, di mandare un cattivo segnale alla cancelliera tedesca e, più in generale, all’Unione Europea assetata di austerità. Arrivò puntuale, e assai meritato, a fine febbraio il fiasco elettorale di Monti. Che tuttavia, avendo appena lamentato la «prepotenza» dei contrari all’Imu sulla prima casa, non vuole ora trattenersi sulla strada del suicidio di quel poco che ormai è rimasto della sua area politica di centro. Ma forse il professore si sente personalmente protetto, anzi graziato, per il seggio di senatore a vita assegnatogli dal capo dello Stato nei giorni del suo primo e, a questo punto, auspicabilmente unico approdo a Palazzo Chigi.

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