Com'era immaginabile, il day after della condanna a Silvio Berlusconi si è trasformato nel grande tema politico del presente. Tutto sembra andare verso il caos più totale, anche se, in realtà, nulla di sostanziale è realmente cambiato in questi anni. Dalla nascita di Forza Italia nel 1994 la situazione è ibrida, sebbene la contrapposizione tra il fronte progressista, coperto dall'immunità di Mani Pulite, e la difesa della libertà dalle Procure, garantita dal centrodestra, sia apparsa subito insanabile. Diciamolo chiaramente. Il superamento del centrismo, che ha governato il Paese durante la Guerra Fredda, si è costruito non su un nuovo equilibrio post comunista, non su due scelte democratiche, bensì sullo scontro tra una visione dinamica, basata sulla libertà, difesa e sostenuta dal centrodestra, e un'opposta idea giustizialista che il centrosinistra ha mantenuto nei vari passaggi dal Pci al Pd. Oggi questi opposti estremismi sono al traguardo. Il leader, che ha un consenso popolare strepitoso, è stato dichiarato un criminale. La sinistra antidemocratica ha potuto ottenere il successo tanto ambito fin dagli anni '90 di avere il volgare popolo sovrano finalmente fuori legge. Bisogna riconoscere che il giudizio, però, è giunto fuori tempo massimo. Il partito giustizialista è arrivato spappolato al successo e la gente ormai ha capito, basta guardare alla vicenda Mps, che non esistono i buoni e i cattivi, ma una società povera, distrutta nei fondamenti sociali, una nomenclatura che si distingue soltanto per il sostegno alla Magistratura o per la reazione alle vessazioni del potere. La contrapposizione è talmente forte, talmente sentita, talmente partecipata, chiama in causa talmente tanti interessi ideali e materiali, che non si risolverà assolutamente con una deposizione delle armi. Sandro Bondi ha parlato di guerra civile. Renato Brunetta ha chiamato alla difesa strenua della libertà. D'altronde, il primo centro-sinistra, quello guidato da Amintore Fanfani, era anti comunista e sostenitore appunto della libertà contro la potenza totalitaria. Qui sta la grande differenza. Ciò dimostra che oggi non esiste più una sinistra moderata; e la lotta è tra una concezione liberale, fondata sulla volontà del popolo, e un post comunismo massimalista, moralista e totalitario. Ieri il Pdl è sceso in piazza. Il popolo dei militanti di Forza Italia raccolto attorno a Palazzo Grazioli si è stretto attorno al Cavaliere che ha confermato che non mollerà, malgrado i duri attacchi politici. Il rigore inquisitorio di Guglielmo Epifani conferma ampiamente la scelta: in ballo ci sono i valori civili del cittadino, quelli appunto cui si vuol negare titolarità attraverso il reato di omofobia, la distruzione delle imprese familiari, sottoposte al gioco cruento di Equitalia, e l'eutanasia produttiva della fantasia italiana, massacrati da un falso rigore legalista, manicheo e spregiudicato. Non ha importanza essere o no berlusconiani. Ha rilevanza adesso credere o non credere alla libertà come principio di felicità, di sviluppo del lavoro e del benessere. La sinistra ha operato per sostituire un'utopia perdente con un relativismo nichilista fondato sull'idolatria del potere impersonato da istituzioni privilegiate completamente immuni da ogni controllo popolare. La crisi del Governo Letta è alle porte, il Quirinale traballa, perché le condizioni politiche di emergenza sono superiori alla loro gestione d'emergenza. Questo non è più il momento della conciliazione, ma del coinvolgimento della gente. Come in altre occasioni, bisogna portare la piazza a scegliere se farsi dominare e gestire dallo straniero e dal commissario, oppure se prendere in mano democraticamente le sorti del Paese. Siamo, insomma, al plebiscito. O vogliamo tornare grandi tutti insieme come popolo libero, oppure lasciamoci condurre in galera da alcuni ottimati che se ne stanno beati sopra la legge, usando i giudici contro la libertà. La crisi che ci aspetta non è delegabile. Riguarda tutti noi. Difendiamo, senza cedere la libertà e la democrazia italiana.
Non è l’ora della conciliazione
di Benedetto Ippolito - Com'era immaginabile, il day after della condanna a Silvio Berlusconi si è trasformato nel grande tema politico del presente. Tutto sembra andare verso il caos più totale,...