Mancano poche ore all'inizio del fermo biologico, che a partire dal 5 agosto, fino al 15 settembre, farà scattare il divieto di pesca al largo della costa abruzzese. Soltanto la marineria di Pescara, già pesantemente penalizzata dal lungo stop legato al mancato dragaggio del fiume, potrà tornare al lavoro con qualche giorno di anticipo (il 3 settembre). Le attività di pesca saranno sospese a scaglioni: il blocco, iniziato il 22 luglio nel tratto compreso tra Trieste e Rimini, proseguirà tra Pesaro e Bari a partire da lunedì e dal 30 settembre interesserà la zona a sud di Brindisi e l'intera sponda tirrenica. L'obiettivo è quello di favorire il riequilibrio biologico dei fondali: una necessità ineludibile, a giudizio degli esperti, una fastidiosa inibizione, secondo alcuni operatori del settore. Negli anni passati, soprattutto i ristoratori, tendevano a contestare il fermo-pesca, che puntualmente, ogni estate, scatta proprio nel periodo di massimo afflusso turistico. Recentemente, però, la musica è cambiata: nella maggior parte dei casi i ristoratori hanno saputo riorganizzarsi, rendendosi indipendenti dal mercato locale e anche durante il fermo sono in grado di offrire prodotti di qualità, senza stravolgere i menu. "A Pescara siamo riusciti a superare uno stop lungo un anno, figuriamoci se non possiamo resistere ad un mese di blocco della pesca - rileva Maria De Sanctis, titolare del ristorante La Polena di Montesilvano - Non avere la possibilità di acquistare il pesce direttamente in Abruzzo, ci costringe soltanto ad impegnarci un po' di più, a fare un po' più di fatica e magari ad andare incontro a qualche disguido, come rimandare indietro una partita di pesce che non ci convince del tutto". E sulla freschezza dei prodotti assicura: "Non si discute, acquistiamo solo pesce fresco che ci arriva da Ancona e da Manfredonia, ma anche dalla Croazia, dalla Sicilia e dal Tirreno". Non tutte le specie sono sottoposte al fermo biologico: è possibile pescare, con reti da posta, il pesce presente sotto costa, come vongole, alici, sogliole, cicale di mare, mormore e gallinelle. "Per noi cambia poco - ribatte la titolare de La Polena - Non adoperiamo pesce azzurro e serviamo solo vongole veraci, che dalle nostre parti comunque non si trovano". L'unico vero disagio, per alcuni prodotti, è legato all'aumento dei costi: "In linea generale non c'è un grosso divario, ma se pensiamo ai calamaretti crudi, che costano un occhio della testa, acquistarli a Pescara ci consentirebbe di risparmiare qualcosa". Anche il prezzo degli scampi, durante il fermo biologico, subirà una decisa impennata, come conferma Carlo De Sanctis, proprietario del ristorante L'Angolino di Filippo di San Vito Chietino: "Gli scampi ci costeranno molto di più e inevitabilmente, i clienti che li sceglieranno, riceveranno conti un po' più cari". Al di là di alcune eccezioni, però, l'offerta resterà invariata.
Stop alla pesca: scampi più cari
Fermo biologico da lunedì prossimo al 15 settembre
