Non è detto che basti la sommessa tutela di Re Giorgio per evitare che il governo finisca per infrangersi, come accadde al Titanic, contro qualche iceberg della politica. Si festeggia a bordo. O si cerca di esorcizzare il disastro con dichiarazioni e affondi che dovrebbero rassicurare sulla capacità del governo di evitare le trappole disseminate sulla rotta. L’annuncio di Letta, per esempio, che la pressione fiscale diminuirà grazie alla lotta all’evasione è un ritornello, orecchiabile e gradito al ceto medio tartassato, ma è un ritornello antico, che induce a considerazioni malinconiche sulle promesse della politica. Così, pure, le reiterate dichiarazioni sulla stabilità di governo a fronte di possibili ripercussioni dei problemi giudiziari del Cavaliere rientrano più nella categoria degli auspici che in quella delle certezze. E si potrebbe proseguire. Lo stato di salute del governo non è dei migliori. È quello di un organismo cagionevole sottoposto a spifferi che rischiano di farlo precipitare in una crisi letale. I germi patogeni sono al suo interno annidati, soprattutto, in una delle sue componenti, il Pd, in stato confusionale, in crisi di identità, in carenza di leadership. Di giorno in giorno il Pd mostra di non essere un partito, ma una vera e propria accozzaglia di personalità e gruppi, armati l’uno contro l’altro e preoccupati soltanto di garantirsi la permanenza nelle stanze del potere. E dei privilegi. Le divisioni, al suo interno, sul ddl per l’abolizione del finanziamento pubblico ne sono una riprova. Eppure, se c’è un tema sul quale si misura la distanza fra il "paese reale" e il "paese legale", questo è proprio il tema dei costi della politica. I cittadini, a suo tempo, si espressero in maniera plebiscitaria contro il finanziamento pubblico. E furono gabbati. Ora, quell’argomento viene ridotto a motivo di lotta interna per il controllo del partito. Non è uno spettacolo piacevole. Come pure non è bello vedere un partito in preda ai contorsionismi, politici e di protagonismo, di un Renzi o di un Crocetta, che hanno il sapore e il tono di ultimatum o di ricatto. Indifferenti alla volontà e agli interessi del Paese. Ha ragione il Capo dello Stato a denunciare la "patologia italiana" delle elezioni anticipate. Ma sarà sufficiente la denuncia del Quirinale ad evitare i colpi di sole di un’estate che si annuncia rovente?
La stabilità e i ritornelli
di Francesco PerfettiNon è detto che basti la sommessa tutela di Re Giorgio per evitare che il governo finisca per infrangersi, come accadde al Titanic, contro qualche iceberg della politica. Si...