Politica

Slittano i ddl su omofobia e partiti

Letta: «Non faremo passi indietro sull’abolizione del finanziamento» Ma è probabile il rinvio a dopo l’estate: troppi testi da approvare

Enrico Letta avverte tutti: sulla cancellazione dei contributi ai partiti non si torna indietro. In un tweet il presidente del Consiglio ieri mattina ha scritto: «Non faremo passi indietro sull'abolizione del finanziamento pubblico. Il ddl che abbiamo presentato è una buona riforma. Perché bloccarlo?». L’intenzione del premier è di approvarlo entro la pausa estiva ma con la fiducia sul Decreto «Fare» – il voto alla Camera inizierà oggi – c’è il rischio concreto che il disegno di legge slitti a dopo l’estate. Proprio per questa scelta del governo, infatti, sono «saltate» le commissioni che erano state convocate proprio sul ddl per lo stop al finanziamento pubblico ai partiti, sul testo che istituisce il Comitato dei 42 per le riforme costituzionali e le norme sulla diffamazione. Quando viene apposta la fiducia, le commissioni di norma non vengono convocate, ad eccezione per le audizioni e i decreti legge. I gruppi di maggioranza, durante la riunione dei capigruppo, avevano però chiesto che ci fosse una deroga almeno per far lavorare quella Affari costituzionali sul ddl partiti e quella Politiche Ue sulla legge comunitaria. Ma il MoVimento 5 Stelle si è opposto. Quindi, per i provvedimenti che erano in calendario, per ora non ci sarà nulla da fare. Ma venerdì alla Camera non doveva arrivare solo il disegno di legge sui soldi ai partiti. In calendario c’erano anche i due testi sulla diffamazione e sull’omofobia. Ma entrambi verranno rimandati. Un rinvio, per quest’ultimo, che scongiura un aumento della tensione tra Pd e Pdl. I parlamentari del Popolo della Libertà, infatti, anche ieri hanno ripetuto di essere contrari a un testo che inserisce il reato di omofobia all’interno della legge Mancino, quella sui reati di opinione. «Stiamo attenti ai paradossi e anche al ridicolo», è la premessa di Fabrizio Cicchitto nel suo ragionamento legato al tema su questa legge: «Partendo dal fatto che chi insulta, discrimina o maltratta una persona perché omosessuale fa ribrezzo e va giustamente perseguito, la domanda alla quale però bisogna dare una risposta è la seguente: se qualcuno contesta il matrimonio gay o se un giornalista scrive "in Vaticano c’è una lobby gay" allora essi rischiano di essere perseguiti sulla base della legge in disamina? Bisogna rispondere a questo interrogativo che avanzo come laico che condanna qualunque tipo di reato di opinione anche se queste opinioni non sono da lui condivise». La pensano in maniera completamente opposta Pd e MoVimento 5 Stelle che spingono perché venga invece approvata al più presto. «Il Pdl non sia la mina che fa saltare la legge contro l'omofobia a un passo dal traguardo – ribatte il deputato dei Democratici Francesco Laforgia – La tutela dei diritti non può essere ostacolata con il pretesto che minerebbe la libertà d'opinione. Sarebbe come dire che l'apologia del fascismo non può essere reato perché mina la libertà. Non si scherzi su una questione così seria e pregnante. Se la legge fosse bloccata sarebbe uno schiaffo alla democrazia e alla civiltà».

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