Sette anni di reclusione per Emilio Fede e Lele Mora, cinque per Nicole Minetti. Sono le condanne emesse dal Tribunale di Milano nel processo di primo grado «Ruby bis». Per Fede e Mora anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, mentre per Minetti l’interdizione è di cinque anni. Non solo. I giudici hanno disposto la trasmissione alla procura degli atti di una serie di soggetti, tra cui Silvio Berlusconi, Nicolò Ghedini e Piero Longo per valutare eventuali ipotesi di reato in relazione alle indagini difensive fatte. La procura dovrà valutare la posizione anche di altre ventinove persone. Tra queste, ci sono numerose ragazze ospiti ad Arcore che hanno testimoniato, tra le quali: Iris Berardi e Barbara Guerra (che all’ultimo momento avevano ritirato la costituzione di parte civile) e Alessandra Sorcinelli. Il Tribunale di Milano ha disposto la trasmissione degli atti alla procura della Repubblica anche per il primo avvocato di Ruby, Luca Giuliante. Insomma, la sentenza si è abbattuta come una tegola sugli imputati. Emilio Fede «è la vittima di questo processo». È infatti il commento che, subito dopo la condanna a sette anni, del legale del giornalista, Alessandra Guarini. «Fede è la vittima di chi in questo processo ha mentito e ho già avuto mandato di assumere tutte le iniziative necessarie per arrivare alla verità. Faremo senz’altro appello - ha concluso - e valuteremo se fare una segnalazione a nostra volta all’autorità giudiziaria». Di parere differente il difensore dell’ex consigliera regionale Minetti. «È stata fatta una giustizia a tre quarti. Siamo relativamente, abbastanza, soddisfatti», ha detto Pasquale Pantano, riferendosi alla scelta della Corte di condannare l’ex igienista per il reato di favoreggiamento della prostituzione e non per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Emilio Fede è stato invece assolto dall’accusa di induzione alla prostituzione minorile in relazione al processo Ruby bis per non aver commesso il fatto. Al giornalista veniva contestato invece il favoreggiamento, in sostanza, il fatto di aver portato Ruby alle cene di Arcore. Lele Mora è l’unico dei tre imputati ad essere stato condannato dai giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano per tutti i reati contestati. L’ex agente dei vip è stato quindi condannato per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile. A Mora, che pure non era in aula per la lettura della sentenza, sono state concesse però le attenuanti generiche per il comportamento tenuto durante il processo e per aver partecipato a buona parte delle udienze. Per questo alla fine la condanna è stata equivalente a quella stabilita per Fede. Al termine del processo, i giudici hanno inoltre condannato, oltre che alle pene detentive, Emilio Fede e Lele Mora a risarcire le parti civili Ambra Battilana, Chiara Danese e Imane Fadil. La somma dovrà essere liquidata in separato giudizio. I giudici hanno però respinto le domande di condanna al pagamento delle provvisionali avanzate dalle tre parti civili (Chiara e Ambra avevano chiesto un risarcimento di 400 mila euro, Imane Fadil di 2 milioni). Mora e Fede dovranno pagare le spese di giudizio alle 3 ragazze: 10 mila euro per ciascuna parte civile. «È un giorno bellissimo, sono veramente soddisfatta», ha dichiarato Chiara Danese, presente in aula, al termine della lettura della sentenza. E ancora: «Ringrazio - ha aggiunto - avvocati e giudici per avermi permesso di riconquistare la mia dignità di donna». «Sono felice, sono felice, è due anni e mezzo che sono qua a difendermi e andare contro un esercito. Noi siamo quattro gatti». È quanto ha affermato invece Imane Fadil, anche lei presente in aula. «Quando c’è - ha continuato - una verità di mezzo, non la puoi aggirare». E invece Nicole Minetti si è detta «stupefatta» per la pena che le è stata inflitta. Più duro il commento di Emilio Fede. «Non è un giorno bello, ma non per me, per la magistratura, per la Giustizia, per questa Giustizia. Ma vi pare possibile che venga condannato per istigazione alla prostituzione? Non esiste questo tipo di reato..». «Quando si cerca di esplicare il proprio mandato defensionale in modo completo, e opponendosi a eventuali prevaricazioni, a Milano possono verificarsi le situazioni più straordinarie», hanno sostenuto gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. «La decisione del Tribunale di Milano nel processo cosiddetto "Ruby bis" di inviare gli atti per tutti i testimoni - hanno continuato i legali - che contrastavano la tesi accusatoria già fa ben comprendere l’atteggiamento del giudicante, ma inviare gli atti ai fini di indagini anche per il presidente Berlusconi e per i suoi difensori è davvero surreale».
Ruby bis: dure condanne a Mora, Fede e Minetti
Sette anni al giornalista e all’ex agente dei vip Cinque all’ex igienista. Atti al pm per Berlusconi