Politica

«Soluzione ponte» per l’Imu nel 2013

Il compromesso: abolire la prima rata e far pagare la seconda con detrazioni La riforma con la legge di Stabilità, nel 2014. Rinvio dell’Iva fino a fine anno

Saccomanni si è presentato al tavolo con un fascicolo di oltre 100 pagine, una lunga lista di ipotesi tecniche corredate da apposite coperture. Il vertice di maggioranza sull’Imu e l’Iva non ha portato ad una decisione ma è servito a fissare alcuni punti. Innanzitutto è stato ribadito l’obiettivo del 31 agosto per il superamento dell’Imu e per trovare soluzioni per l’Iva, (al momento l’aumento è sospeso fino al 1° ottobre), e di accelerare sui pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione con l'anticipo al secondo semestre del 2013 dei rimborsi inizialmente previsti per il 2014. Infine si è convenuto di dare una risposta definitiva al caso esodati. I lavori cominceranno subito. La prima riunione di un tavolo tecnico al Tesoro potrebbe tenersi già lunedì e oltre ai tecnici vi prenderanno parte gli esponenti di tutti i gruppi della maggioranza. Palazzo Chigi parla di «forte sostegno politico, unità d'intenti e larga condivisione sull'impostazione, i tempi, il merito dei provvedimenti». In un tweet il ministro dell’Economia Saccomanni esprime la sua soddisfazione: «Apertura, confronto, collaborazione: un nuovo metodo di lavoro consolida i rapporti tra il Governo e la maggioranza». Un clima «positivo» dunque come sottolineato da molti dei partecipanti. Per l’Imu l’ipotesi attorno a cui si sta lavorando è quella della misura ponte nel 2013 per poi far scattare dal 1° gennaio 2014 la «service tax», la nuova imposta che riassumerà l'Imu, la Tares e l'addizionale comunale. Il che vuol dire che entro il 31 agosto sarà definita l'impalcatura della riforma complessiva della tassazione degli immobili che sarà definita nella Legge di stabilità e che entrerà in vigore dal 2014, mentre per il 2013 dovrebbe intervenire una soluzione ponte. Un compromesso potrebbe essere individuato nella cancellazione della prima rata di giugno, per ora congelata fino al 16 settembre, per cui sarebbe necessario trovare una copertura compensativa. Resterebbe invece la seconda rata da pagare a dicembre che potrebbe però essere rimodulata. Per quest'anno, quindi, l'ipotesi più probabile, peraltro da giorni sul tavolo del ministro Saccomanni, sembra essere quella di estendere le detrazioni sulla prima casa da 200 a 600 euro, rendendendo di fatto esenti l'85% dei proprietari. Alla Camera è cominciata a girare una prima bozza. Il testo è di iniziativa parlamentare ed è stato preparato e tenuto in stand-by come emendamento da presentare a uno dei decreti ora in conversione, ovviamente solo dopo un'intesa tra forze politiche e Tesoro, nella quale anche le coperture non giocano un ruolo secondario. Nella bozza, oltre all'aumento della detrazione da 200 a 600 euro, viene confermata anche la maggiorazione di 50 euro a figlio fino a una esenzione massima di 800 euro (4 figli). Al momento però, almeno ufficialmente, le posizioni di Pd e Pdl restano distanti e il partito di Berlusconi non vuol sentir parlare di una soluzione ponte. Il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta, esclude la soluzione transitoria e ribadisce che la riforma della tassazione sugli immobili deve contenere l'eliminazione dell'Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati strumentali alle attività agricole, nonchè aliquote ridotte e deducibilità dall'imponibile Ires e Irap dell'Imu sui capannoni industriali. Il capogruppo democratico alla Camera, Roberto Speranza, ha evidenziato «che non è possibile rinunciare interamente ai 4 miliardi di gettito derivanti dall'Imu» sottolineando che «il 50% di tale gettito è dovuto al 15% delle case di pregio. Si tratta pertanto di far pagare la tassa sulla casa in modo progressivo: chi ha di più può pagare di più». Per l'Iva, sarà la Legge di Stabilità a definire il percorso per il superamento dal 2014. Il governo deve trovare però un altro miliardo per rinviare ulteriormente dal 1° ottobre al 1 gennaio l'aumento dell'aliquota ordinaria oggi al 21%. Risorse che potrebbero essere individuate in tagli-lineari ai ministeri. Ma non è ancora superato il problema dell'aumento degli acconti Irpef, Ires e Irap, inserito nel decreto lavoro-Iva all'esame del Senato, e a cui è ancorato il congelamento già deciso fino a ottobre. Operazione non gradita al Pdl che chiede coperture alternative. Il governo non sembra per ora intenzionato a presentare emendamenti al decreto su questo fronte ma non è escluso che possa accogliere solo lievi modifiche da parte dei gruppi parlamentari. La copertura dovrebbe quindi rimanere sostanzialmente invariata. Infine il governo si impegna ad accelerare sui pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni con l'obiettivo di aumentare il plafond di 20 miliardi promesso alle imprese fornitrici.

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