Politica

Renzi fa Nostradamus e prevede la fine di Letta

Il sindaco a Carpi: «Non credo che questa esperienza di accordo con il Pdl possa andare troppo avanti»

È la strategia «una carezza in un pugno». In ordine inverso rispetto alla popolare canzone di Adriano Celentano. Matteo Renzi lusinga Enrico Letta, lo «accarezza» giurandogli fedeltà e vestendo i panni del supporter. Poi, appena può, gli assesta un bel «montante». L’ultimo sgarbo è il viaggio a Berlino per incontrare Angela Merkel. Si racconta che il premier, pur avvisato, non abbia gradito. E di certo non ha aiutato il riserbo con cui si è mosso il sindaco di Firenze. Quasi a voler nascondere quello che, almeno sulla carta, poteva essere presentato come un normalissimo faccia a faccia. In ogni caso Renzi ci tiene a spiegare che nulla è stato fatto di «nascosto». «L’ho detto a Enrico un mese e mezzo fa - dice ospite della festa Democratica. Merkel ad aprile aveva letto una mia intervista ad un giornale tedesco ed è nata la possibilità di questo incontro». Insomma a Palazzo Chigi sapevano (il che non vuol dire che abbiano apprezzato), ma non a Largo del Nazareno. Non a caso, interrogato, Guglielmo Epifani, chiosa: «Non ne ero a conoscenza». Ma al di là della trasferta teutonica, è il futuro italico che preoccupa Matteo e i suoi avversari. Nel Pdl sono convinti che ci sia il sindaco dietro l’affondo lanciato da Repubblica che ieri, creando fibrillazione nella maggioranza che sostiene l’esecutivo, ha chiesto le dimissioni di Angelino Alfano per il «caso Kazakhstan». Lo schema è semplice: crolla il governo, sale il sindaco di Firenze. Che nel frattempo, attacca l’eurodeputata Lara Comi, gioca a fare «il leader ombra all’interno del suo partito». Lui ci scherza sopra e nel frattempo fa previsioni sulla durate dell’esecutivo. «Io - assicura - se Letta fa bene, sono l’uomo più felice del mondo perché, prima di essere sindaco, sono cittadino d’Italia e sono ben contento se il governo fa bene». Quindi aggiunge: «Non credo che questa esperienza di accordo con il Pdl possa andare avanti molto. Letta tutti i giorni deve parlare con Brunetta e Schifani». Le agenzie sintetizzano con il titolo «Renzi: il governo non durerà molto». Il portavoce del sindaco Marco Agnoletti interviene: «La frase non è mai stata pronunciata. Matteo Renzi dice sempre in modo chiaro ciò che pensa: non abbiamo bisogno di manipolazioni, distorsioni o di libere interpretazioni non richieste». E in serata è lo stesso Matteo a correre ai ripari: «Non ho la più pallida idea di quanto durerà il governo, non credo ce l’abbia nessuno. Se fa dura, se non fa non dura». Sarà, ma pur con le dovute precisazioni, è difficile sostenere che il sindaco-Nostradamus abbia ipotizzato un lungo e roseo futuro per il governo. Per il resto Renzi concentra soprattutto sul congresso. Una sfida che, a meno di clamorose sorprese, lo vedrà sicuro protagonista. «Al Pd - spiega - serve qualcuno che ci porti a vincere. Rivendico il diritto di vincere e vincere bene per cambiare l’Italia, non per toglierci una soddisfazione. Di partecipare non ne possiamo più, al congresso diremo che vogliamo vincere, siamo contro la mozione De Coubertin». «Candidarmi? - aggiunge - Per cambiare l’Italia ognuno deve fare la sua parte. Basta con il "ghe pensi mi" che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni. A settembre decideremo. Nel frattempo troverei sbagliato cambiare le regole in corsa. Ci sono già. Io farei votare i 16enni perché altrimenti si dà un messaggio brutto, di paura». In ogni caso, assicura, «il congresso non sarà una rivincita delle primarie, io voglio giocare una partita nuova, se correremo per la segreteria. Chi cerca rivincite gioca a calcio. Oggi il quadro è cambiato, a cominciare dall’economia». Ribadita la convinzione che il finanziamento pubblico ai partiti vada abolito, Renzi evita di fare altre previsioni. L’udienza della Cassazione sul caso Mediaset? «È inutile fare scenari ora. Le sentenze si rispettano e non si commentano. Berlusconi, però, dovevamo sconfiggerlo alle elezioni, gli abbiamo consentito di essere decisivo, questa è la responsabilità storica di quel gruppo dirigente del Pd». La sfiducia da Alfano? «Il Pd deciderà nei prossimi giorni, credo sulla base delle spiegazioni che il governo darà in aula. Aspettiamo che il governo racconti come sono andati i fatti». A qualche chilometro di distanza, ospite della festa Democratica di Forlì, Epifani spiega che «chiunque ha il diritto di fare le proprie scelte, l’importante è che valuti fino in fondo le conseguenze che avranno». Anche lui non crede troppo alla storia di Matteo fedele alleato di Enrico.

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