Al momento ci sono le smentite di rito e le rassicurazioni. Nessuna manovra autunnale e rispetto degli impegni presi, ovvero eliminazione dell’Imu sulla prima casa e congelamento dell’aumento dell’Iva. Ma la correzione dei conti appare qualcosa di più di una voce terroristica estiva. Fondo Monetario internazionale, Banca d’Italia, Ocse e Commissione europea indicano, tutti, un calo del pil del 2% per quest’anno rinviando a metà del prossimo anno qualche debole segnale di ripresa. Da ultimo ci si è messo anche Standard & Poor’s che ha motivato la decisione di abbassare il rating con le cupe prospettive dell’economia. La speculazione si è rimessa in moto, non tanto per il declassamento quanto per l’outlook, le stime sul futuro a medio termine. Lo spread è risalito sopra quota 300 e se dovesse continuare a correre c’è il rischio che venga vanificato l’impatto dell’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo. Il ministero dell’Economia conta proprio sul «tesoretto da spread» ovvero sul minor costo da tassi sul debito sovrano, per avere più risorse da impiegare in misure a sostegno della crescita. Il calo del pil del 2% equivale all’accensione di una luce rossa: il tetto del 3% del rapporto tra deficit e pil potrebbe essere sforato e allora la correzione diventerebbe obbligatoria. «Non c'è nessuna manovra corretiva in vista» si affretta a dire il viceministro dell’Economia Stefano Fassina. E spiega che «sarebbe un provvedimento autolesionista perchè, oltre ad aggravare la recessione, aumenterebbe il debito pubblico». Parole rilanciate dal ministro per la Semplificazione Giampiero D’Alia. «Saccomanni sta facendo con grande serietà un lavoro difficile per trovare le risorse necessarie a intervenire su Imu e Iva. Non c’è nessuna manovra alle porte e nessuna ipotesi di rinvio». Per Delrio «è necessaria una modulazione dell'Imu che tenga presente da un lato il fatto che la casa è un bene per tanti italiani, dall'altro che coloro che possono devono continuare a pagarla, specialmente se hanno case di lusso». Intanto il Pdl mantiene il fiato sul collo del ministro Saccomanni. Il governo si è preso l’impegno di trovare una soluzione per l’Imu entro Ferragosto, è il mantra di Brunetta e dei vertici del partito di Berlusconi. Un chiarimento ci sarà giovedì prossimo quando il ministro Saccomanni scoprirà le carte dei conti nel vertice di maggioranza. Il nodo è sempre quello della copertura. Al momento le posizioni sono distanti con il Pdl che vuole l’abolizione dell’Imu e dell’aumento dell’Iva e il Pd che è per una rimodulazione. Non è escluso che Saccomanni proponga di rinviare tutto a ottobre con la legge di Stabilità. Questo consentirebbe anche di sottrarsi agli esami di Bruxelles. Da quest’anno sono in vigore le nuove regole europee che prevedono la presentazione entro metà ottobre, da parte dell’Italia come degli altri Paesi europei, della bozza di Finanziaria 2014. I tecnici di Bruxelles valuteranno se sono state recepite le indicazioni sui conti pubblici ovvero se c’è il rispetto del tetto del deficit al 3% del pil. In caso contrario scatterebbe la «clausola di salvaguardia» che impone al governo di intervenire in corso d’anno se il deficit minaccia di tornare sopra il 3%. Ma vediamo le ipotesi allo studio per l’Imu. Allo studio l’innalzamento della franchigia da 200 a 600 euro, operazione che consentirebbe di esentare l'85% dei proprietari di prima casa ma che risulterebbe costosa: richiede infatti una copertura di circa 3 miliardi, non così lontana dal buco di 4 miliardi che comporterebbe l'eliminazione tout court dell'imposta sulla prima abitazione. C'è anche un «piano B» che prevede di alleggerire l'imposta legando la franchigia all'Isee, l'indicatore del reddito. Diversi i parametri che potrebbero essere presi in considerazione: dal numero dei figli al valore catastale dell'immobile, ai metri quadri fino alla presenza di un mutuo. Tra le ipotesi, al momento solo sussurrate, anche un possibile ulteriore rinvio della rata da settembre a dicembre, considerata solo un'opzione di riserva, nel caso in cui i partiti non riuscissero a trovare un accordo. Si lavora anche alle soluzioni per evitare del tutto l'aumento dell'Iva, per ora solo rinviato al 1° ottobre. I tecnici stanno valutando coperture alternative all'aumento degli acconti Irpef e Ires. Rinviare lo scatto a fine anno costerebbe un altro miliardo. Resta sempre in piedi anche la possibilità di arrivare alla cosiddetta «service tax» che assorbirebbe Imu e Tares sui rifiuti.
Spunta il rinvio per l’Imu e l’Iva
Il governo ribadisce che la soluzione sarà trovata entro Ferragosto ma manca ancora la copertura. Smentita l’ipotesi di una manovra correttiva
