Chiamiamo le cose per nome senza paure di politicamente scorretto. Quello in Egitto è un golpe, i militari hanno tolto di mezzo un governo democraticamente eletto: governo discutibile e in preda alla deriva islamico-oscurantista, ma è pur vero che Mohamed Morsi era stato legittimato dal voto popolare. Questo significa che dal punto di vista di noi che ci troviamo sulla sponda Nord del Mediterraneo, e magari degli stessi egiziani, i militari abbiano fatto male? Al contrario, il golpe era la sola soluzione. E le forze armate in gran parte del mondo arabo-islamico rappresentano l'unico baluardo contro il fondamentalismo, l'unica forma di stabilità. Lezione da mandare a memoria per quanti nell'inverno 2010-2011 tifarono per le primavere arabe. Erano dittatori e corrotti Mubarak, Gheddafi, Ben Alì e soci? Certamente sì, così come fu dittatore e corrotto Reza Pahlevi, l'ultimo scià di Persia, defenestrato dagli islamisti nel 1979. Sennonché gli Ayatollah, a cominciare da Khomeini - che allora come oggi furono i francesi ad adoperarsi per installarlo al potere dopo averlo ospitato a Parigi - hanno instaurato un regime più sanguinario di quello dello Scià, nel quale solo ora si vede qualche speranza di cambiamento. Dunque, prima conclusione: quando l'Occidente tifa per la democrazia e cambiamenti in aree del mondo con interessi strategici, politici, economici divergenti dai nostri, tifa contro se stesso. La seconda conclusione segue a ruota: il vero sconfitto del golpe egiziano è Barack Obama. Era stato lui a muoversi alle spalle di Francia e Inghilterra per sostenere le primavere arabe, scommettendo sulle nuove "democrazie". Ogni paese (tranne l'Italia, coinvolta contro i nostri interessi) pensava di ricavarne qualcosa, alle voci commesse militari ed energia. Ma la Casa Bianca, pur inviando droni e non marines, aveva fatto sull'Africa una scommessa globale, che doveva compensare la perdita d'influenza in Estremo Oriente. È una nemesi amara che Obama fosse proprio in Africa quando Morsi è caduto, alle prese con il fallimento di questa strategia e con il problema di come mantenere gli 1,4 miliardi di dollari ed i caccia F-16 dati all'Egitto (il Congresso vieta di aiutare governi golpisti). Ma per il presidente Usa non è il solo dossier umiliante di questi giorni. Viene durante lo scandalo del Datagate, che ha fatto precipitare ai minimi i rapporti con l'Europa, vanificando il G8 di giugno a Lough Erne nel quale Obama aveva sbandierato la zona di libero scambio con l'Unione europea. Il Datagate segue la vicenda Wikileaks, iniziata sotto George W. Bush ma i cui effetti si sono dispiegati con l'attuale amministrazione. Sia chiaro: il vero scandalo non è lo spionaggio, ma che un governo serio si faccia sempre cogliere con le mani nella marmellata. Ebbene, sotto Obama si sono avvicendati cinque direttori della Cia: Michael Hayden, Leon Panetta, Michael Morrell, David Petraeus e di nuovo Morrell. Cosa mai vista da quando la Cia esiste: e mancano ancora tre anni e mezzo alla fine del mandato presidenziale. Né migliori sono i rapporti con il Dipartimento di Stato, dove Obama ha sacrificato Hillary Clinton in seguito all'assassinio dell'ambasciatore Usa in Libia, Chris Stevens, un fatto del quale Clinton si era assunta la responsabilità senza averne colpa. La linea di ammiccamento ai fondamentalisti, dai Fratelli Musulmani ai Qaedisti fino a Hezbollah, era infatti ed è della Casa Bianca, non del Dipartimento di Stato né della Cia. L'altro fronte sul quale Obama ha vissuto di luce riflessa è l'economia. Ma gli artefici sono stati altri: il capo della Federal Reserve Ben Bernanke, che ha fornito la liquidità necessaria, e l'ex segretario al Tesoro Tim Geithner, che ha messo in riga le banche. Di suo Obama ha invece registrato l'insuccesso nelle trattative con i repubblicani sul bilancio federale, che ha comportato aumenti di tasse e tagli di spesa. E in generale un calo di potere in rapporto a Russia e Cina, che pure hanno i loro problemi. Nel novembre 2016 il presidente non potrà essere sconfitto perché avrà completato due mandati. Ma per quello che si è visto finora, e per le delusioni date agli americani e al mondo, lo meriterebbe.
Obama delusione dell’Occidente
di Marlowe - Chiamiamo le cose per nome senza paure di politicamente scorretto. Quello in Egitto è un golpe, i militari hanno tolto di mezzo un governo democraticamente eletto: governo discutibile...