Il comunicato diffuso ieri dal Quirinale al termine della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, ha un significato politico, che va ben oltre il problema dell’acquisto degli F35, da qualche tempo fattore di fibrillazione per la maggioranza. Affermando che le prerogative del Parlamento non possono tradursi in una sorta di "diritto di veto" sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate e, più in generale, su quelle "decisioni operative" e su quei "provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell’esecutivo", il documento ha aggiunto una pietruzza sulla strada, cara al presidente della Repubblica, delle riforme istituzionali. Quella riunione, al di là delle motivazioni specifiche che ne sono all’origine, ha costituito l'occasione per far capire (o ribadire) la necessità di mettere mano, con urgenza e senza alibi dilatori, alla revisione della Carta costituzionale. Mi spiego: il fatto che il Capo dello Stato, sia pure attraverso un organismo del quale ha la presidenza, abbia indicato, in maniera ferma e non equivoca, dei limiti alla attività delle Commissioni Parlamentari e, più in generale, delle Camere dimostra come sia già in atto, nella prassi, un processo di trasformazione delle istituzioni nel senso di un rafforzamento dell’esecutivo. In altre parole, si sta affermando - e non è detto che ciò sia male - una nuova "Costituzione reale", in molti punti a cominciare da quelli relativi ai poteri degli organi costituzionali, ben diversa dalla "Costituzione formale". La nota del Quirinale, sotto questo profilo, è un vero e proprio stimolo a procedere verso l’ammodernamento dell’architettura dello Stato nella direzione di una repubblica presidenziale o semipresidenziale. Già da tempo, Napolitano, di fronte alla gravità di una crisi del sistema politico e istituzionale, ha dato una lettura estensiva ai poteri presidenziali mettendone in soffitta la concezione puramente notarile e affermando, invece, piaccia o non piaccia, una vocazione interventista della suprema carica dello Stato. Anziché parlare di "schiaffo al Parlamento", come fanno i grillini e le vestali di una Costituzione ingessata e superata dai tempi, sarebbe bene, al di là della questione pur importante degli F35, che si cogliesse l'invito implicito a mettere mano, finalmente, alle riforme. Per il bene del Paese.
Dal Colle volano F35 e Costituzione
di Francesco PerfettiIl comunicato diffuso ieri dal Quirinale al termine della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Capo dello Stato, ha un significato politico, che va ben...