È un periodaccio per Matteo Renzi. Adesso gli ci mancava solo l'endorsement di Pier Silvio Berlusconi, il figlio del Cavaliere, durante la presentazione dei palinsesti di Mediaset per il prossimo autunno, a complicargli la già non facile vita dentro il Partito democratico. «Renzi da noi? Magari … - ha detto il vicepresidente Mediaset (che la pensa all'opposto di un pezzo del Pd). Io lo farei entrare nella nostra squadra come conduttore sarebbe un bel colpo, però mi pongo una domanda: con o senza giubbotto di pelle?». Una dichiarazione di simpatia con aggiunta di una spruzzata ironica su quel giacchetto alla Fonzie, indossato dal sindaco di Firenze nella ospitata da Maria De Filippi, su Canale 5 che un sacco di battutine gli sollevò a suo tempo dal fuoco amico e piddino. Non ci voleva proprio l'uscita di Pier Silvio per il buon Matteo alle prese, in queste ore, con due fronti di scontro politico non facili da sostenere. Perché imprevisti. Uno dentro il suo Pd, una quotidianità difficile, con ogni santo giorno a concentrarsi per mettere i puntini sulle i con il vecchio stato maggiore del Partito democratico che gli raffredda gli entusiasmi ancor prima che prendano quota. Giovani d'oggi e vecchi democratici (tranne i renziani ovvio), uniti vs Matteo. Stefano Fassina che dice che «Renzi con la storia delle regole ci ha appallato, abbiam passato solo due mesi a parlare di quello». Il vecchio Massimo D'Alema, rottamato virtuale ma sostanzialmente attivo più di prima, che gli dice di calmare i suoi bollori da leadership, e lo fa al Tg1: «Renzi aspetti le primarie per la premiership e ci consenta di eleggere il segretario del Pd. Altrimenti rischiamo di avere un cattivo segretario». Fabrizio Barca, l'ex ministro, che di lui annota come «a volte senta il bisogno di presentarsi come vittima». Nico Stumpo che gli dice di «non fare la fava». E poi Guglielmo Epifani, fu Cgil e ora segretario del Pd, non certo un renziano. All'orizzonte il nodo del Congresso Pd che si porta appresso la battaglia per guidare i Democratici e per candidarsi a premier alle prossime elezioni (quando verranno). In questa battaglia la verità è che Renzi oltre a sfidare gli avversari interni e quelli esterni, deve soprattutto vedersela contro il tempo. Più lui resterà imballato a parlare essendo solo il sindaco di Firenze e più verrà rosolato nella sua forza di novità. È finito il buon Matteo - per citare un gran fiorentino come Dante Alighieri - in una sorta di limbo da cui scalpita senza incidere più di tanto sulla geopolitica del potere reale. Perché sì, come dicono i suoi avversari dentro al Partito democratico, si sarà pure fatto la propria squadra ed i propri uomini ma il momento politico è così delicato che il sindaco fiorentino rischia di restare schiacciato tra il Governo Letta e la navigazione raffreddata del Pd di Epifani. Come se non bastasse poi ci si è messo pure - e qui siamo al secondo imprevisto estivo - lo scontro con il Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, da cui Renzi si è sentito attaccato pochi giorni fa: «Sono oggetto - ha detto l'ex rottamatore - di un duro attacco politico che parte dall'opera del Duomo e prosegue con l'omelia del cardinale e che probabilmente proseguirà nelle prossime settimane». Oggetto del contendere l'omelia del Cardinale, che aveva sottolineato la voglia di trasgressione di Firenze mentre dall'Opera del Duomo segnalavano il degrado della città. Insomma, per dirla alla toscana, l'è un momentaccio per il Renzi. Punta alla candidatura a premier per il Pd e si ritrova con le critiche di D'Alema, di Barca, di Fassina, dell'Arcivescovo di Firenze, con la freddezza di Epifani e con il sostegno di Pier Silvio Berlusconi. Una carta d'identità al contrario che spetterà a lui, se ne sarà capace, ribaltare tenendo conto pure - altra complicazione - che al governo c'è Letta Junior, un democratico anche lui. Ce la farà il buon Matteo? Per il momento prova a contenere i colpi, dice «basta al tiro al piccione contro di me» ma ogni volta se ne trova una nuova davanti. Almeno Pier Silvio poteva evitare di vederlo conduttore in tv.
A Renzi mancava solo Pier Silvio
di Massimiliano Lenzi - È un periodaccio per Matteo Renzi. Adesso gli ci mancava solo l'endorsement di Pier Silvio Berlusconi, il figlio del Cavaliere, durante la presentazione dei palinsesti di...