Politica

La difficile missione di Letta

di Giuseppe Sanzotta - Non è più tempo di colombe. Non lo è nel Pdl dove l'atteggiamento della compagine governativa è considerato troppo morbido, non lo è nel Pd dove non sono in pochi a vedere...

Non è più tempo di colombe. Non lo è nel Pdl dove l'atteggiamento della compagine governativa è considerato troppo morbido, non lo è nel Pd dove non sono in pochi a vedere nelle sentenze di Milano quel colpo di grazia mancato alle recenti elezioni politiche. In mezzo ci sono Letta e anche Alfano, che cercano di dare una prospettiva al governo, e che forse potrebbero mettere tra le emergenze anche la questione Giustizia, c'è Napolitano che predica saggezza, invita a evitare fibrillazioni, mette in guardia dal mordere della crisi. Ci sono i tentativi di staccare la sorte dell'esecutivo dalle vicende giudiziarie di Berlusconi. Ma alla fine, e ne sono tutti convinti, le questioni si intrecceranno. Ed è inevitabile che accada. Forse non subito, ma in autunno sicuramente sì. L’esecutivo Letta è nato sull'esigenza di dare un governo al Paese in una situazione economica drammatica, con un Parlamento senza una maggioranza e con i due maggiori schieramenti che da 20 anni hanno un solo punto di riferimento: Silvio Berlusconi. Una parte per demonizzarlBersluco e l'altra che vede il lui il solo leader capace di vincere. Guardate i risultati della amministrative. È chiaro che se al Pdl togliete Berlusconi, la sconfitta elettorale, in qualunque competizione, sembra assicurata. Perché il centrodestra non è stato capace di formare un gruppo dirigente forte, autorevole, unitario in grado di camminare da solo. Invece la realtà è chiara: se cade il leader crolla tutto. Se le sentenze riusciranno a togliere il Cavaliere dalla scena politica per il Centrodestra sarà notte fonda. Lo sanno falchi e colombe. Tutti però appesi alle decisioni del capo che dopo aver imposto la necessità dell'alleanza con il Pd nell'interesse del Paese, è il solo che può staccare la spina. Ancora più caotica è la situazione nel Pd. Ha condotto una campagna elettorale per pensionare Berlusconi e invece ha dovuto accettare la mano che l'ex premier ha offerto. Però sarebbe fuorviante dar credito a frasi di circostanza: a sinistra il sogno è solo quello di eliminare politicamente il Cavaliere. Lo sanno bene i grillini che presto metteranno il Centrosinistra alla prova con la richiesta di ineleggibilità di Berlusconi. Il Pd potrebbe smarcarsi (sarebbe doveroso se quel partito avesse prioritariamente a cuore gli interessi dell'Italia) ma con quale conseguenze nel proprio elettorato? Il Pd si accoda? Allora la crisi sarebbe inevitabile. Paradossalmente potrebbe essere proprio il partito di Letta a minare l'esecutivo incalzato e minacciato da alleati-rivali come Sel e parte del movimento di Grillo. Per questo la sentenza, nonostante gli appelli di Napolitano, getta benzina sul fuoco. L'Italia avverte più di altri la crisi economica. Talvolta appare come un fuscello esposta ai venti che arrivano da Est o da Ovest. Abbiamo un debito pubblico altissimo, dobbiamo abbatterlo, non possiamo indebitarci oltre. Abbiamo un livello di tassazione record che sta soffocando la domanda. Dobbiamo tagliare le unghie al fisco; spremere oltre gli italiani provocherebbe la catastrofe. Il nodo del governo sta qui. Servono risorse ma non si possono trovare con il debito o altre tasse. Anzi un partito, il Pdl, ma in parte anche il Pd hanno chiesto di eliminare (Berlusconi) o rivedere (Bersani) l'Imu. Destra e sinistra concordano che aumentare l'Iva sarebbe un mazzata sui consumi. A cosa serve incentivare le nuove assunzioni se le aziende devono ridurre la produzione perché non vendono? La soluzione da tutti invocata sono i tagli alla spesa. Quali? Chi ha il coraggio di sfidare l'impopolarità per andare a toccare la macchina dello Stato? Significa tagliare drasticamente consulenze ad amici e amici degli amici. Significa cancellare aziende pubbliche inutili e costose. Significa ridimensionare il numero dei dirigenti, tagliare le loro retribuzioni. Ci vorrebbe coraggio. Certamente se il governo Letta avesse la forza per dare nell'immediato alcune risposte - niente aumento Iva, revisione dell'Imu, rilancio dei cantieri, incentivi alla produzione e al consumo, drastico taglio alla spesa senza intaccare l'assistenza e i servizi - la barca del governo potrebbe affrontare i marosi. Però i buoni propositi non possono bastare a invertire l'andamento del Pil. Serve tempo, coesione e il coraggio di sfidare la protesta. Ma può il Pdl restare a guardare mentre il leader viene sottoposto alla gogna giudiziaria? E non è forse vero che la sinistra non aspetta altro che la fine dell'incubo che la perseguita dal '94? Come può Letta affrontare questa situazione? Come può dare un respiro lungo al suo governo? Ci vorrebbe un miracolo. Una inversione di tendenza nella vita del Paese. Possiamo augurarcelo per noi e per i nostri figli. Ma oltre la speranza c'è ben poco.

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