Politica

Caso Ruby, giallo sul nuovo testimone

La difesa di Fede cita un giovane polacco che accusa la modella Imane Fadil «Era pagata per ricattare i politici». La Procura di Milano apre un fascicolo

Il caso Ruby si arricchisce di una nuova, controversa puntata. Nel giorno dedicato all’arringa dell’avvocato di Emilio Fede nell’ambito dello stralcio di inchiesta che vede accusati di induzione alla prostituzione l’ex direttore del Tg4, Lele Mora e Nicole Minetti, spunta un nuovo testimone che getta ombre sulla modella marocchina Imane Fadil, una delle ragazze che ha raccontato ai giudici i particolari delle notti di Arcore. Il colpo di scena arriva in mattinata. Prima di recitare la sua arringa, infatti, il legale di Fede, Alessandra Guarini, comunica ai giudici del Tribunale di Milano di aver saputo che, nelle scorse settimane, un tale Pawel Giowine si è recato in Procura a Roma per rendere dichiarazioni su Imane Fadil, teste chiave dell’accusa e parte civile. Il 35enne, di origine polacca, il 30 maggio scorso ha raccontato di aver incontrato la Fadil nell’aprile 2006 a Roma, quando per conto della società Idf di Maria Grazia Cucinotta stava facendo i casting per un film che richiedeva attori nordafricani. In quell’occasione la ragazza, che aveva 21 o 22 anni, ricevette una chiamata e «mi riferì - ha detto Giowine in procura - che al telefono l’aveva chiamata un noto fotografo di Milano che le aveva chiesto di partecipare alla festa di addio al calcio di Fabio Cannavaro. Aggiunse che nella circostanza si sarebbe dovuta avvicinare, in modo particolare al festeggiato e ad altri calciatori presenti, nel chiaro tentativo di sedurli, così che il fotografo in questione avrebbe potuto effettuare degli scatti compromettenti». La Fadil, a quanto dice il testimone, gli avrebbe anche detto di aver partecipato ad «alcune feste particolari» tra cui una «che si tenne su una nave da crociera... alla quale parteciparono dei noti imprenditori e circa una quindicina di ragazze reclutate per l’occasione. Mi fece chiaramente intendere che il loro compito era quello di circuire personaggi che venivano loro indicati al fine di poterli successivamente ricattare». La Fadil non avrebbe svelato nomi. Il procuratore di Milano, Edmondo Bruti Liberati ha aperto un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato nè indagati, sulle dichiarazioni spontanee di Giowine, ma i giudici della quinta sezione penale hanno respinto l’istanza di acquisizione dei verbali del teste avanzata dalla difesa di Fede. I giudici non hanno disposto neanche la citazione del teste al processo Ruby 2 perché «non appare assolutamente necessario». Il legale di Imane Fadil, dal canto suo, ha annunciato immediata querela ai danni del nuovo presunto testimone: «È l’ennesimo atto contro la mia assistita - ha spiegato l’avvocato Danila De Domenico - un tentativo di farla passare per una donna di un certo tipo». «È paradossale - ha concluso il legale - che una ragazza di 21 anni abbia detto a un emerito sconosciuto che il suo unico scopo nella vita è di arrivare ai politici e ricattarli». L’avvocato di Emilio Fede, ha invece polemizzato con il pm Sangermano: «Un testimone racconta episodi strettamente legati al processo e il pm si oppone dicendo "chissà a libro paga di chi è"». «Parole - ha accusato la Guarini - offensive per il testimone e per il possibile riferimento a Emilio Fede, che a libro paga non ha nessuno». In seguito l’avvocato ha tenuto la sua arringa nella quale ha chiesto l’assoluzione piena perché «non è stato provato in alcun modo dalla Procura che Emilio Fede abbia portato Ruby ad Arcore la sera del 14 febbraio 2010» e «neppure che abbia portato Karima da Lele Mora». Quindi la Guarini ha chiesto che non venga comminato nessun risarcimento alle ragazze che si sono costituite parte civile nel processo. Dopo il ritiro di Barbara Guerra e Iris Berardi, si tratta di Ambra Battilana, Chiara Danese e della stessa Imane Fadil.

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