L’Armageddon di Berlusconi, la soluzione finale se tutto dovesse andare male – dalle sentenze sui processi al programma di governo – rischia di trasformarsi in una pistola scarica. Perché l’idea che ha sempre avuto il Cavaliere di tornare al voto se la situazione dovesse diventare insostenibile per il Pdl si scontra con un panorama politico in rapido cambiamento, con una trama che prevede un finale diverso. Gli attori in campo sono due, il presidente della Repubblica e i grillini. Il primo è determinato a non concedere alcun ritorno alle urne nel caso il Pdl dovesse provocare una crisi. Se il partito del Cavaliere dovesse sfilarsi dal governo e dalla maggioranza che sostiene Enrico Letta, Giorgio Napolitano sarebbe infatti pronto a tentare un’altra strada, quella di costruire un asse tra Partito Democratico, Sinistra e Libertà di Nichi Vendola e Movimento 5 Stelle. Insomma ciò che non è riuscito a Pierluigi Bersani un mese e mezzo fa potrebbe anche riproporsi e - stavolta - andare in porto. I contatti tra Pd e grillini ci sono sempre stati e continuano regolarmente. E il lavoro di moral suasion potrebbe presto dare i primi frutti. Ieri il presidente della Toscana Enrico Rossi ha lanciato due tweet illuminanti su quello che inizia a immaginare il Pd: «E se espulsi e fuoriusciti M5S con Sel e Pd fossero maggioranza in Parlamento? Sono certo che se ne vedrebbe delle belle». E ancora: «La strana maggioranza finirà e la destra tornerà con la destra e la sinistra con la sinistra. La sinistra M5S può dare mano». Per il Pdl e soprattutto per Berlusconi una situazione improvvisamente difficile da gestire. Anche perché a impensierire il Cavaliere non ci sono solo le battaglie economiche sull’Imu e sull’Iva ma soprattutto la sua posizione giudiziaria. Con tappe a brevissima scadenza: mercoledì della prossima settimana la sentenza della Consulta sul conflitto di attribuzione sul caso Mediaset, in cui l’ex premier è già stato condannato in primo e in secondo grado. In caso di rigetto dell’istanza il processo si avvierebbe rapidamente a conclusione con la sentenza di terzo grado entro settembre o ottobre e il Cavaliere potrebbe ritrovarsi con la mannaia dell’interdizione dai pubblici uffici. L’altra sentenza, di primo grado, è quella del 24 giugno sul processo Ruby. Infine il 27 giugno ancora la Cassazione deciderà sul lodo Mondadori, una vicenda per la quale Berlusconi è stato già condannato a risarcire al gruppo Debenedetti 564 milioni. Insomma quell’attacco da parte dei magistrati di cui il Cavaliere si è sempre lamentato, accusando i «giudici politicizzati». A questo «fuoco di fila» il leader del Pdl ha sempre opposto la minaccia di «mollare» il governo e tornare al voto. Sfruttando i sondaggi che mostrano un centrodestra in vantaggio sul Pd. Ma ora anche nel Pdl sta salendo la consapevolezza che le urne siano una soluzione sempre più lontana. «A una maggioranza Pd-Movimento 5 Stelle ci stanno lavorando eccome – spiega il deputato romano del Pdl Vincenzo Piso – è sotto gli occhi di tutti». Il «nodo» resta il Senato visto che alla Camera il Pd ha già i numeri per governare. A palazzo Madama i numeri dicono che servirebbe un gruppo di una ventina di parlamentari. E le inquietudini all’interno del gruppo dei Cinque Stelle mostrano chiaramente che la possibilità di defezioni per arrivare a costituire un gruppo autonomo con quella consistenza è reale. Ieri lo ha dovuto ammettere anche il nuovo capogruppo grillino alla Camera Riccardo Nuti: «Il livello di attacco al M5S si è alzato, e mira diritto al cuore del MoVimento. Sta succedendo qualcosa di grave, davanti a cui nessuno può rimanere immobile. Sappiamo con certezza che c'è in atto una compravendita morale e politica dei nostri parlamentari ad opera di persone esterne al MoVimento». Parole che hanno provocato la reazione solo del Partito Democratico: «Fate i nomi di chi avrebbe provato a comperare i vostri parlamentari – ha commentato Ettore Rosato, esponente dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo Pd della Camera – Altrimenti è solo un grande polverone di cui voi stessi pagherete le conseguenze». «Siete in difficoltà, privi di iniziativa politica e di gestione democratica – è la conclusione – come pensate di essere credibili nella vostra denuncia se non usate voi per primi la trasparenza, raccontando fatti e circostanze precise? È purtroppo successo in passato l'oscena compravendita di parlamentari: ma ciò non vi esime dal parlar chiaro».
Il Cav resta senza l’arma delle urne
Napolitano non scioglierebbe le Camere se Berlusconi decidesse di togliere l’appoggio al governo. E il Pd lavora a una maggioranza coi grillini dissidenti
