L'eutanasia della tv pubblica greca, spenta a mezzanotte dal Governo di Samaras, anziché far gioire, italiani e non, i nemici del concetto di pubblico a prescindere, dovrebbe far riflettere. Perché quando una emittente chiude e smette di trasmettere il segnale ed i suoi programmi siamo sempre davanti ad un impoverimento delle libertà di espressione e di formazione del pensiero; perché quando 2.700 persone finiscono senza lavorare, non c'è da gioire, ed il fatto che la tv sia pubblica non fa troppa differenza. Ma soprattutto perché in una nazione che spegne la propria televisione di Stato - vi immaginate l'Inghilterra che dice good bye per sempre alla Bbc? - c'è insito il germe dell'impoverimento. Per questo i paragoni che molti hanno fatto tra la Rai e la televisione pubblica greca fanno pensare ma richiedono anche capacità di selezionare il reale, perché l'Italia non è la Grecia e la tv pubblica in Italia ha avuto, da subito, un ruolo nell'unità del Paese, nella sua crescita democratica, nella diffusione della conoscenza dell'italiano e nella costruzione di una identità comune. Prima che un televisore sbarcasse nelle case di ogni italiano, da Bolzano a Pantelleria, l'elemento interregionale che teneva assieme la nazione, che ritrovavi da nord a sud passando per il centro, nei paesini come nelle città, erano le chiese. La fede, importante, ma distante dall'idea dello Stato laico e moderno. Ed allora prima di chiedere l'importazione del modello greco in Italia, da applicare alla nostra tv, sarebbe bello che gli italiani si interrogassero sulle diversità: Atene non è Roma e la televisione greca morta per eutanasia politica non è la Rai. La Rai è stata e resta la più grande industria culturale del nostro Paese, seppur attanagliata oggi da crisi di idee, di merito, di capacità di fare e mandare in onda format innovativi; una fabbrica di cinema, di identità, un luogo di informazione e di formazione cui, certo, non è mai stata estranea la politica. Anzi, la politica ha sempre cercato di condizionarla la Rai, di influenzarne le scelte e di determinarne le nomine: ma non trovate ci sia qualcosa di sottilmente perverso nel far chiudere - da chi se ne è sempre servito (o perlomeno ha cercato di farlo) - una tv? E poi in nome di cosa? Della crisi che la politica non è mai stata in grado di prevedere e neppure di governare? Non scherziamo: quello che è capitato in Grecia è il cortocircuito di un fallimento anzitutto politico. In Grecia la politica è sempre stata equivicina ed a ridosso della televisione di Stato, ed oggi che fa? Closed dalla mattina alla sera. No. L'eutanasia di una televisione non rende migliori e più giusti i Paesi che la commettono, magari in nome della lotta alla casta, del risparmio e della trasparenza. Principi sacrosanti, ma non da riscattare con la ghigliottina. In Italia, del resto, che serva un dimagrimento della Rai è cosa ovvia ma il modo sarà determinante sul futuro e sullo stato di salute del Paese. Verrebbe, d'istinto, da chiuderla di colpo visto che "in Italia il provvisorio diventa definitivo" - come diceva Ennio Flaiano - e le riforme si trasformano in sala d'attesa per le riforme. Eppure nel colpo secco di sciabola non c'è la soluzione del problema. La Rai ha troppi dipendenti, non nel numero ma di certo rispetto al ruolo: cosa fanno, che preparazione hanno, cosa danno alla crescita ed al prodotto tv? La Rai ha troppa vicinanza, eccessiva, alla politica e dovrebbe sganciarsene, per tornare appieno a misurarsi solo e soltanto con la qualità del prodotto televisivo. La Rai ha molte pigrizie, tipiche di una azienda pubblica sedimentata nella sua mentalità. Lette le critiche, dunque, verrebbe da dire: facciamola finire come la tv greca. Ed invece no! Perché la Rai ha grandi risorse, capacità, professionalità e - soprattutto - incarna un pezzo di storia e di cultura di questo Paese. Gli shock nelle economie moderne sono spesso considerati terapie d'urto, cure aspre per situazioni al limite. La Rai non ha però oggi bisogno di una eutanasia come la tv greca ma semmai di una dieta e di una cura ricostituente. Una dieta mirata, che elimini i grassi cattivi ma lasci quelli buoni e ricominci da tre, le tre reti generaliste, la Uno, la Due e la Tre più i canali digitali, da Rai 4 a Rai Movie passando per Rai Premium. Anche perché - diciamola tutta - farsi staccare la spina da una politica in crisi, l'unica che la potrebbe staccare, in deficit di fiducia da parte dei cittadini e di identità con se stessa, non sarebbe una fine eroica. L'Italia - per chi se lo fosse dimenticato - non è la Grecia e neppure la sua tv lo è. In fondo, come diceva Robert Mitchum, "mi piace la televisione perché la si spegne facilmente". Non come la politica.
L’Eutanasia della tv greca e la Rai
di Massimiliano Lenzi - L'eutanasia della tv pubblica greca, spenta a mezzanotte dal Governo di Samaras, anziché far gioire, italiani e non, i nemici del concetto di pubblico a prescindere, dovrebbe...