Politica

E la mamma li accompagna

di Sarina BiraghiNé mammoni né bamboccioni ma «italiani tipo». È arcinoto, la mamma è sempre la mamma. E la comunicazione pure. Non c’è immagine e messaggio più rassicurante di un politico che...

Né mammoni né bamboccioni ma «italiani tipo». È arcinoto, la mamma è sempre la mamma. E la comunicazione pure. Non c’è immagine e messaggio più rassicurante di un politico che arriva al seggio elettorale con la madre sottobraccio, neanche fosse l’altare nel giorno del matrimonio. E pensare che i due candidati, politici esperti e navigati, in tutta la campagna elettorale hanno illustrato il loro cahiers de doleance per cui sono pronti a mettersi sulle spalle l’amministrazione di una Capitale con poco meno di tre milioni di abitanti, un passato ingombrante e un futuro inconsistente. Il vero dramma è che se al primo turno ha votato un romano su due, in questo ballottaggio l’astensionismo rischia di toccare un profondo rosso preoccupante, una vera fuga da un diritto-dovere e allora andare con la mamma è come dire: «Ognuno di voi porti i genitori, i nonni, gli zii... e forse chissà, posso farcela». Ma mai come in questa tornata elettorale non basta la famiglia, servono le truppe cammellate per conquistare il consenso dei cittadini (l’astensionismo c’è in tutti i Comuni in cui si è votato) che non hanno altro modo per dichiarare la loro avversione alla politica. I romani, sarcastici e ironici, non si appassionano più alla «gara» tra chi conquisterà il Campidoglio come se si sentissero traditi dopo le promesse non mantenute, come se non volessero più sprecare la loro fiducia quasi consapevoli che quando si arriva nella piazza dominata da Marco Aurelio si diventa impotenti di fronte all’adorata Roma, una città di grande bellezza, splendida, vasta e difficile da governare, dove è sempre più impossibile conciliare le istanze economiche, sociali, culturali. Però mamma Roma ha bisogno di un sindaco. Anche il meno peggio.

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