Ormai non è quasi più una notizia. I dati sull’affluenza sono un «bollettino di guerra» che accompagna, puntuale, ogni elezione che si svolge nel nostro Paese. Va solo aggiornato annotando le nuove «perdite». Anche il turno di ballottaggi iniziato ieri (oggi seggi ancora aperti dalle 7 alle 15) non ha fatto eccezione. Nei 67 comuni interessati (si è votato anche per il primo turno in diversi comuni della Sicilia, ma la tendenza è più o meno la stessa) si è recato complessivamente alle urne il 33,87% degli aventi diritti. Circa 9 punti in meno rispetto a due settimane fa (42,38%). Non certo un dato incoraggiante per il centrodestra che nelle città più importanti partiva in svantaggio rispetto al centrosinistra i cui elettori, si presuppone, saranno tornati compatti a sostenere i propri candidati. Rivelatore, in tal senso, è il dato di Roma dove si registra un calo del 5,39% (32,3% rispetto al 37,69% del primo turno). Una percentuale decisamente bassa. Gianni Alemanno che puntava soprattutto sugli astensionisti per recuperare il distacco da Ignazio Marino sicuramente non gioisce. Ma il rischio più grave, giunti a questo punto, è che la Capitale venga governato da un sindaco dimezzato. Eletto da meno della metà dei cittadini romani. Un rischio che, sulla carta, corrono tutti i principali capoluoghi. A Treviso, ad esempio, il sindaco-sceriffo leghista Giancarlo Gentilini deve recuperare quasi 8 punti rispetto allo sfidante renziano del Pd Giovanni Manildo. Non sarà facile visto che alle 22 di ieri sera aveva votato il 41,92% degli aventi diritto contro il 46,82% del primo turno. Scena simile a Brescia. Qui il primo cittadino uscente Adriano Paroli (Pdl) aveva «impattato» il primo turno con Emilio Del Bono (Pd). Entrambi, infatti, si erano fermati al 38%. Ora bisogna capire chi dei due verrà punito dall’astensionismo visto che, rispetto a due settimane fa, l’affluenza è scesa di 4 punti passando dal 47,75% al 43,68%. In entrambi i casi, però, si può parlare di «perdite contenute». A Imperia, roccaforte di Claudio Scajola che ha sponsorizzato e sostenuto il candidato del Pdl Erminio Annoni (28,2% al primo turno) contro il democratico Carlo Capacci (46,83%), ha votato solamente il 36,98%, ben 11% in meno. A Lodi, dove si fronteggiano Uggetti Simone (Pd) e Cominetti Giuliana (Lega-Pdl), il crollo si aggira attorno ai 9 punti: 40,90% contro il 49,80%. E scendendo verso Sud il trend si conferma. È il caso di Siena. Qui, la vicenda Monte dei Paschi sembrava poter fare da volano al MoVimento 5 Stelle che, invece, è stato «eliminato» al primo turno. Così al ballottaggio sono andati il renziano Bruno Valentini (39,5%) ed Eugenio Neri (Pdl, 23,3%). Gli elettori grillini, e non solo, devono però aver scelto di disertare le urne visto che l’affluenza ha subito un vero e proprio crollo: 40,49% contro il 51,77% del 26 maggio. Non va meglio ad Ancona (quasi 13 punti in meno dal 40% al 27,48%). Né ad Avellino dove, unico caso in Italia, si affrontano il candidato del Pd Paolo Foti e quello dell’Udc Costantino Preziosi. Nel capoluogo campano il calo è stato di quasi 18 punti e si è passati dal 54,93% al 36,97%. Insolita flessione dell’affluenza anche a Barletta dove, in corsa per la poltrona di sindaco, c’è Pasquale Cascella. L’ex portavoce di Giorgio Napolitano aveva superato il primo turno con un ampio vantaggio rispetto al candidato Pdl Giovanni Alfarano (43,68% contro 26,88%). Peccato che due domeniche fa, giunti a questo punto, il numero dei votanti aveva già superato il 50% (50,85%). Stavolta, invece, si è fermato poco sopra il 30% (31,27%). E l’impressione è che alla fine anche qui dalle urne uscirà un vincitore «dimezzato».
Crolla l’affluenza ai seggi. A Roma il sindaco rischia di essere dimezzato
Quasi 9 punti in meno a livello nazionale. Nella Capitale alle urne solo il 32,3%
