Sono stati i protagonisti assenti di questa difficile campagna elettorale. Ma qualcosa, a prescindere da chi sarà il nuovo sindaco di Roma, dovranno pur fare. Si tratta dei moderati o cattolici a dir si voglia. Ovvero di quella parte politica che puntava al terzo polo e si è trovata invece quasi cancellata dalla compagine elettorale. Uno choc al quale non si è reagito, neanche quando la sfida tra il candidato del centrodestra Gianni Alemanno e quello di centrosinistra Ignazio Marino, si è incentrata su una scelta di campo chiara e determinante, tesa a chiamare alle urne proprio il mondo cattolico. L’esperimento della lista civica di Alfio Marchini, al quale l’Udc di Cesa e Casini hanno dato sostegno al primo turno, è riuscito ma solo a metà. Quel 9% di elettori romani che hanno scelto la terza via sono rimasti poi senza guida. I candidati consiglieri più politici hanno scelto separatamente, e quasi sempre ufficiosamente, da che parte stare. Un’occasione persa, verrebbe da dire. Con il record dell’astensionismo che ha portato alle urne per il primo turno solo un romano su due, i centristi potevano giocare una partita completamente diversa. Lo ha fatto una parte dell’Udc romana, mettendoci la faccia con il candidato vicesindaco con Alemanno, Luciano Ciocchetti ma gli appelli a prendere posizione per una partita a due sono caduti tutti nel vuoto. Un silenzio che pesa e che probabilmente determinerà l’esito elettorale. Quei registri elettorali vuoti infatti sono proprio i loro. A confermarlo i dati di lista che hanno registrato la crescita della destra con Fratelli d’Italia e della sinistra con Sinistra, Ecologia e Libertà. E i due partiti maggiori, Pd e Pdl con una lieve flessione rispetto alle regionali che non giustifica l’astensionismo. La scelta di non scegliere dunque peserà sul futuro politico dei moderati che, in assenza di un punto di riferimento si divideranno ulteriormente, fino a rappresentare una corrente più o meno di peso all’interno dei due partiti maggiori. Una partita, quella mancata dai centristi, culturale prima ancora che elettorale e della quale ora si dovrà rendere conto. Il congresso del partito di Casini, che non ha mai preso parte alla campagna elettorale della Capitale, indetto per fine giugno proverà forse a dare qualche risposta. Sufficiente o meno per ripartire è difficile dirlo, certamente impossibile senza una presa di posizione chiara e netta.
Udc, Marchini e cattolici. Parte il risiko dei moderati
Sono stati i protagonisti assenti di questa difficile campagna elettorale. Ma qualcosa, a prescindere da chi sarà il nuovo sindaco di Roma, dovranno pur fare. Si tratta dei moderati o cattolici a...
