ROMA Facevano cause all’Inps per conto di pensionati morti o all’oscuro di tutto. E se l’istituto non pagava in tempo, presentavano un’azione legale al Tribunale di Perugia, chiedendo i danni per il ritardo del giudizio, come previsto dalla legge Pinto. Insomma, due presunte truffe coi fiocchi, a Inps e ministero di Giustizia, che in cinque anni avrebbero prodotto guadagni per 22 milioni di euro, parte dei quali sarebbero serviti a comprare un immobile di lusso a Cortina d’Ampezzo (Belluno), un appartamento a Londra e uno nel centro di Roma, per un valore totale di 2,5 milioni di euro. Il resto avrebbe arricchito i conti correnti aperti in Svizzera, Gran Bretagna, Lussemburgo e nel paradiso fiscale di Panama, schermati da alcune società che sarebbero state costituite ad hoc. Quattro gli arresti. Ci sono due avvocati della Capitale, Nicola Staniscia e Gina Tralicci, marito e moglie, considerati gli architetti dell’operazione. Una collaboratrice dello studio legale, Barbara Conti. E una dipendente dell’Enas, Adriana Mezzoli, della sede croata. Altri dodici sono indagati. E qui figurano persone eccellenti, come il senatore Aldo Di Biagio (Scelta civica per l’Italia) eletto nella circoscrizione Europa, dal 2001 al 2005 capo delle relazioni esterne dell’allora ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno, dirigente presso il Coordinamento Enas e fondatore dell’associazione Italia-Croazia. I reati: associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, falso in atto pubblico e riciclaggio. Poi ci sono un ex dipendente della Banca Intesa, Vincenzo Palazzo, e un professore universitario, Paolo Garau, accusato di falso ideologico per induzione, per aver falsamente attestato che il figlio di uno degli arrestati aveva superato un esame universitario, sapendo le domande che gli sarebbero state poste. Il blitz è stato condotto ieri dai finanzieri del Nucleo di polizia valutaria, coordinati dall’aggiunto Nello Rossi e dai pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano, che hanno firmato le richieste di ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Paola Della Monica. Secondo le indagini, il trucco ordito era semplice. L’impiegata in Croazia trovava i nomi di italiani all’estero (nel Paese balcanico o in Argentina), i quali finivano in un elenco a disposizione dei due avvocati con studio in via Crescenzio, dove in un cassonetto dell’immondizia i militari avrebbero raccolto documentazione di cui i due legali si sarebbero disfatti prima di una verifica fiscale, nel marzo scorso. Da qui si passava alla seconda mossa della presunta truffa. Col nome di quei pensionati all’oscuro del raggiro, oppure defunti, marito e moglie falsificavano le firme e inoltravano ricorsi all’Inps, spesso per cavilli amministratativi. Se l’istituto non pagava entro i termini, scattava l’azione legale per richiedere il risarcimento danni al Tribunale di Perugia. Il bancario (ora pensionato) sarebbe stato complice, garantendo che i soldi su assegno non trasferibile intestato ai pensionati finisse non sui loro conti ma sua quelli di Tralicci e Staniscia: si parla di cinquemila titoli trattati da Intesa su undicimila nel complesso. E il ruolo del parlamentare? Dice il gip Della Monica: «Ha preso parte al sistema fraudolento. È risultato direttamente beneficiario finale di 443.589 euro costituiti da assegni circolari liberi emessi dalla Banca Intesa Sanpaolo all’ordine di soggetti stranieri ricorrenti e richiesti dai due avvocati. Il nominativo di Di Biagio - è detto nell’ordinanza - è riportato, senza apparente titolo, unitamente a Nicola Staniscia e Gina Tralicci, in diverse procure e/o mandati speciali alle liti asseritamente sottoscritti da soggetti residenti all’estero, sia per la riscossione delle somme dovute a seguito delle pronunciate sentenze che vedono soccombente l’Inps sia per autorizzarlo a rendere interrogatorio formale deferito dall’Avvocatura Generale dello Stato di giudizi incardinati innanzi la Corte di Appello di Perugia per le lungaggini processuali, la cui validità è stata più volte eccepita dalle controparti».
Truffa all’Inps, arrestate 4 persone
Per 22 milioni di euro firmati ricorsi a nome di pensionati ignari e defunti In manette due avvocati romani. Tra gli indagati c’è il senatore Di Biagio
