Rosario Crocetta spacca il Partito Democratico in Sicilia e Roma. Il governatore continua a ingrassare il suo Megafono, dissanguando i Democratici e, allo stesso tempo, accattivandosi sempre più le simpatie dei grillini. In queste ore, la tensione è alle stelle, tenuto conto del voto per le amministrative in Sicilia del 9 e 10 giugno prossimi, dove le urne si apriranno in 142 Comuni, tra cui quattro capoluoghi: Messina, Catania, Siracusa e Ragusa. In molti Comuni tra il Pd e il Megafono la lotta è fratricida, all’ultimo voto. E ciò, nonostante Crocetta continua a ripetere: «Io sono un dirigente del Partito democratico, non scherziamo». Fatto sta che pezzi da novanta del Pd non tollerano più questo comportamento del governatore. E sbottano: «Crocetta continua a definirsi un dirigente del Pd? Ne sono felice, ma spero che si voglia, una volta per tutte, superare l'ambiguità». A rappresentare i malpancisti, l'ex senatore Pd, Mirello Crisafulli, storico dirigente del partito in Sicilia, secondo il quale un fatto è certo: «Il Megafono si muove per conto proprio. Credo che il partito debba affrontare quanto prima la vicenda, convocando gli organismi competenti. La situazione è ormai insostenibile». Parole come pietre che arrivano a Roma e che già hanno diviso in due i vertici del partito, coinvolgendo addirittura il segretario, Guglielmo Epifani. Davide Zoggia, responsabile Enti locali del partito: «La contrapposizione del Megafono al Pd è inopportuna - chiosa - La lista Crocetta non è nata con l'obiettivo di contrapporsi al Pd, ma di allargare il perimetro del centrosinistra». Ma Crocetta continua a orecchie da mercante. Anzi, i suoi parlamentari regionali, proprio in merito alle richieste dei Democratici di sciogliere il partito del governatore, rilanciano: «Queste sortite hanno solo il fine di avviare una campagna elettorale tutta interna al Pd ed estranea alle logiche di governo. Chi si avventura in dichiarazioni con le quali si auspicano scioglimenti dei movimenti alleati, va incontro a dei veri harakiri». La battaglia è solo all'inizio. La resa dei conti è rinviata dopo il voto, momento in cui le cifre sentenzieranno la guerra o la tregua. Intanto, Crocetta continua a girare la Sicilia per la sua campagna elettorale. Ha già fatto tappa a Ragusa, Comiso, Siracusa, Messina. Meno di quarantotto ore fa, anche a Catania dove sul fronte opposto c'era il big Massimo D'Alema a sostegno dei candidati del suo partito. Crocetta e l'ex premier non si sono neanche incontrati per un caffè. Addirittura, della polemica sul suo partito ne ha parlato con Epifani: «Sì, ho accennato all'argomento» ha detto Crocetta ma «non ha voluto nemmeno commentare». «Queste storie - conclude - al partito non interessano affatto».
«Troppo autonomo», Crocetta spacca il Pd
I dirigenti Democratici attaccano il governatore della Sicilia
