Politica

Controllati non schedati

di Sarina BiraghiAncora non vede la luce e sul «redditometro 2.0» cala la pietra tombale della Corte dei Conti. L’Agenzia delle Entrate aveva fatto intendere che gli accertamenti, ormai in...

Ancora non vede la luce e sul «redditometro 2.0» cala la pietra tombale della Corte dei Conti. L’Agenzia delle Entrate aveva fatto intendere che gli accertamenti, ormai in dirittura d’arrivo, sarebbero stati più soft ma intanto il presidente Giampaolino dice chiaramente che il redditometro non risolverà il problema della lotta all’evasione e che «il clamore mediatico suscitato dal nuovo meccanismo di ricostruzione sintetica dei redditi appare francamente sproporzionato alle limitate potenzialità dello strumento e alla presumibile efficacia dello stesso». Parole decisamente più convincenti della faccia trasandata del «parassita» dello spot antievasione mandato in onda in tv lo scorso anno dalla campagna di sensibilizzazione sulla necessità di pagare le tasse. La magistratura contabile sottolinea quello che in molti, più umilmente, avevamo ipotizzato: lo spesometro avrebbe depresso i consumi e fatto aumentare gli acquisti in nero mentre il redditometro non avrebbe dato la spallata alla lotta all’evasione proprio per le modalità capestro, a cominciare dai parametri sintetici Istat. La lotta all’evasione resta il pilastro per il risanamento della finanza pubblica, sia per i suoi effetti sull’entità delle entrate sia per la redistribuzione del prelievo fiscale. Ma se il redditometro è un’arma spuntata contro i furbetti del fisco, pagare le tasse non significa mortificare i consumi e piombare nell’austerity e tantomeno fare terrorismo fiscale e schedatura dei contribuenti. Basta intensificare i controlli anche perché siamo convinti che, a parte casi limite, agli italiani non dispiaccia pagare le tasse. Purché giuste.

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