di Massimiliano Lenzi Beppe Grillo per un giorno diventa renziano e rottama, nientemeno che il professore Stefano Rodotà, il garante della privacy che fu, il candidato alla presidenza della Repubblica del Movimento 5 Stelle, spuntato fuori dalle sue Quirinarie via web e poi fottuto dal Parlamento che, liberamente, gli ha preferito Giorgio Napolitano bis. Scrive Grillo sul suo blog, in un post: «C’è un fiorire di maestrini dalla penna rossa. Sono usciti dalle cantine e dai freezer dopo vent’anni di batoste e di vergogne infinite del loro partito, che si chiami pdmenoelle o Sel, non c’è differenza. In prima fila persino, con mio sincero stupore, un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra». È arrabbiato Grillo perché Rodotà in una intervista gli ha detto che sbaglia, che «le sue dichiarazioni non bastano più e che dare la colpa agli elettori è una spiegazione che non spiega». Per la verità il Professore dice anche altro, sottolineando che «quando si lavora in Parlamento, non è che di fronte a un emendamento in commissione vado a consultare la rete. Serve un cambiamento di passo», perché «la rete da sola non basta. Non è mai bastata. Guardiamo l’ultima campagna elettorale: Grillo è partito dalla rete, poi ha riempito le piazze reali con lo tsunami tour. Ma ha ricevuto anche un’attenzione continua dalla televisione. Se si vuole sostenere che c’è una discontinuità radicale con il passato non è così». Ingrato, deve aver pensato il comico alla lettura delle parole di Rodotà: ma come, noi con i voti arrivati sulla rete in una consultazione via web ti candidiamo al Quirinale, tu accetti e corri, perdi, noi difendiamo la nostra scelta per scardinare il sistema, seppur sconfitti, e tu oggi ci vieni a dire, dalle colonne del Corsera, che il web e la rete non bastano? C’è in questo vaffa di Grillo a Rodotà la rivelazione di un dato di fatto, con cui il comico genovese prima o poi dovrà fare i conti: l’establishment, le élite non lo gradiscono, non lo amano, tutt’al più possono cercare di usarlo per scardinare Silvio Berlusconi ed il suo consenso (calato ma ancora consistente), un altro che le élite non hanno mai gradito. Ieri, infatti, Grillo era avvelenato con Rodotà ma pure con il centrosinistra, tanto da bloggare pure su Bersani e su Vendola. Sul primo scrive: «Belìn, questo ha perso più battaglie del general Cadorna a Caporetto e ci viene venduto da Floris come Nelson a Trafalgar. I maestrini dalla penna rossa sono usciti dal libro Cuore, impersonano però Franti e non Garrone. Mentono agli elettori, fanno inciuci, usano la fionda contro i passerotti e poi nascondono la mano». Sul secondo affonda: «È tornato in grande spolvero il supercazzolaro che non sa nulla né di Ilva, né degli inceneritori concessi alla Marcegaglia, è come le vecchie di "Bocca di Rosa", "Si sa che la gente dà buoni consigli/ se non può più dare cattivo esempio"». Però una domanda, al Grillo, gli va assolutamente fatta: ma come Beppe, hai mazzolato i socialisti a Fantastico negli anni Ottanta, hai fatto spettacoli senza peli sulla lingua verso nessuno, potenti e non, e ti fai depotenziare da un professore dopo averlo candidato? Via, che tu sia già stufo della politica? Prima di farla ti annoiavi, ti sei divertito ma chissà, oggi forse ti scocci proprio a farla. Le Quirinarie poi non ti hanno portato fortuna, visto che tra i candidati usciti dal voto via web pure la Milena Gabanelli ti ha fatto qualche domandina che ti è andata di traverso. In fondo, pensaci bene, rispetto a quelli che chiami i maestrini dalla penna rossa, tu cosa avevi in più? I voti, il consenso popolare inaspettato - in quella percentuale - fino ad un mese prima del voto di febbraio. Ma se quello, il consenso, con le amministrative rallenta, seppur con tutte le spiegazioni del caso (le elezioni amministrative sono sempre diverse dalle politiche) che tu sbandieri, a cosa serve darti troppa retta? Il vaffa stavolta te lo sei beccato tu e non te lo aspettavi. Per questo ti brucia ancor di più. Hai scoperto di colpo che hai sbagliato i cavalli delle tue Quirinarie. Ora i più intransigenti del centrosinistra, penna rossa o no, proveranno a usarti per rendere Berlusconi ineleggibile. E poi dirti addio. Tu potrai anche vestirti da gladiatore ma a Roma il Colosseo c’è da millenni, e Genova è lontana. Pensaci e tra un vaffa e l’altro, in attesa di uno tsunami che verrà, non dimenticare la lezione del Prof. Rodotà: come ha scritto Shakespeare in Amleto, dopo la fine della cara Ofelia per annegamento, «Non poteva che finire così dopo aver frugato senza metodo alcuno nella mia biblioteca». La politica in fondo, restando alla metafora, è una palude, e farla franca - nel senso di resistere nel tempo - è un’arte antica. Dove gratitudine l’è morta.
Se Grillo diventa rottamatore
di Massimiliano...