«Si deve innanzitutto garantire la massima attenzione da parte delle istituzioni - Governo, Parlamento e anche Regioni ed Enti locali - per la condizione dei giovani che rischia davvero di essere molto critica: ci si sente privi di prospettive, e si deve reagire anche a questo stato d'animo, a questa deriva psicologica». Così il Capo dello Stato Giorgio Napolitano alla vigilia della Festa della Repubblica, il 2 giugno, intervistato dal direttore del Tg5, Clemente Mimun, a proposito della profonda crisi attraversata dal Paese e della scarsa fiducia dei giovani nella politica. «Certamente - ha sottolineato Napolitano - non bastano le assicurazioni, ma intanto credo che già solo il mettere l'accento sul problema serva, e poi occorrono decisioni, scelte concrete come quelle di cui proprio in questo momento si sta parlando in Italia e in Europa». «Comunque, quello della disoccupazione giovanile non è un problema puramente italiano - ha detto il Presidente - . L’Economist è uscito con una copertina e un editoriale dal titolo "Una generazione senza lavoro". Si parla, solo nei Paesi del mondo ricco, di 26 milioni di giovani che non sono più nel processo formativo, non fanno addestramento e non hanno lavoro. Nell'insieme, l'Organizzazione internazionale del lavoro ha fatto la cifra di 75 milioni di giovani disoccupati, qualcosa di simile alla popolazione di un grande Paese». Per Napolitano «la verità è che sono cambiate le tecnologie, i termini dell'occupazione e si è colto molto in ritardo il dilagare della disoccupazione giovanile sia in Occidente sia nei Paesi emergenti. E in Italia lo sentiamo molto acutamente e drammaticamente». Fronte «fuga dei cervelli». «È una perdita secca per l'Italia, anche perché il nostro Paese - ha spiegato Napolitano - si accolla il costo della formazione di questi giovani fino alla laurea e poi deve deprivarsi di queste fondamentali energie. Quindi, è importante creare le condizioni perché trovino lavoro qui o perché possano tornare qui occupandosi in modo adeguato». La fuga dei giovani laureati verso l'estero è «una reazione naturale alle difficoltà che si incontrano in Italia - ha proseguito il Capo dello Stato - . Penso in modo particolare a giovani che coltivano campi di ricerca anche dopo la laurea e non hanno possibilità di sbocco qualificato. Naturalmente è una libera scelta quella di cercare all'estero opportunità di lavoro che spesso si trovano davvero in misura maggiore e in modo più semplice che in Italia». «Non si tratta di mettere dei divieti - ha spiegato - non si tratta di resistere nemmeno a quella che può essere una normale circolazione dei giovani fuori del nostro Paese, soprattutto se ha carattere temporaneo, a qualificarsi ulteriormente all'estero: questo è assolutamente fisiologico. Abbandonare per sempre il Paese e non vedere la possibilità di tornare in Italia, questo è il fatto patologico». «La questione - secondo Napolitano - è creare le condizioni perché i giovani possano tornare in Italia, e in questo senso varie norme di legge già sono state approvate: una in particolare per iniziativa di due parlamentari (allora erano semplici parlamentari) degli opposti schieramenti, l'onorevole Enrico Letta, attualmente presidente del Consiglio, e l'onorevole Maurizio Lupi, attualmente ministro del governo Letta». «Bisogna orientare la formazione dei giovani verso nuovi lavori che cominciano a diventare possibili». Ribadendo il proprio impegno per le nuove generazioni, Napolitano ha specificato: «In questi anni credo di avere dato molto spazio, nelle mie preoccupazioni e nei miei interventi pubblici, alla questione dei giovani e alla questione della ricerca, della ricerca scientifica, della ricerca e innovazione tecnologica, a cui deve corrispondere anche innovazione nella formazione». Purtroppo la crisi economica rende difficile l'intervento dei governi. Proprio l’altroieri l'Ocse ha diramato le previsioni sul 2013 e il 2014. Il segnale è fortemente negativo: il Pil italiano scenderà dell'1,8% quest'anno e avrà una debolissima ripresa l'anno prossimo. Anche l'Eurozona mostra grande debolezza visto che le previsioni di quest'anno indicano un calo del Pil dello 0,6%. La disoccupazione media, invece, sarà superiore al 12%. «Nel breve termine, i Paesi devono non solo rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro, ma anche offrire una garanzia di risorse ai giovani disoccupati», spiega l'Ocse, secondo cui occorre soprattutto fare in modo che «quelli che provengono da un contesto socioeconomico sfavorevole e che sono usciti presto dal sistema scolastico» possano «mantenere più facilmente il contatto con il mercato del lavoro». Ma anche operare sulle interazioni fra scuola e lavoro. LPN-LAVORO, NAPOLITANO: SEGUIRE FRANCESI SU 'CONTRATTI DI GENERAZIONÈ Roma, 30 mag. (LaPresse) - A proposito della «staffetta generazionale» quale misura per favorire l'occupazione giovanile, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiara che «questo è un tema a cui si sta lavorando con la dovuta attenzione, senza precipitare decisioni che non abbiano un solido fondamento». «È comunque da seguire con grande serietà - specifica il capo dello Stato - l'esperienza che si sta facendo in Francia, dove anche il presidente Hollande ne ha parlato di recente. Si dà rilievo ai cosiddetti 'contratti di generazionè, il passaggio del testimone da un anziano a un giovane nei luoghi di lavoro. Vedremo se ci sono le condizioni per fare qualcosa di simile anche in Italia, lo vedrà il governo». egr/ead
«Ridiamo lavoro e fiducia ai giovani»
In un’intervista al Tg5 il Capo dello Stato lancia moniti e suggerimenti «Decisioni concrete in Italia e in Europa per evitare derive psicologiche»
