Politica

Sessant’anni per un’ovvietà

di Marcello De...

di Marcello De Angelis Giorni fa la Cassazione ha dichiarato rilevante e non infondata la questione di legittimità sollevata sulla costituzionalità del cosiddetto Porcellum. La Suprema corte bacchetta il premio di maggioranza: "Si tratta - si legge nella sentenza - di un meccanismo premiale che da un lato incentiva il raggiungimento di accordi tra le liste al fine di accedere al premio e contraddice l'esigenza di assicurare la governabilità, stante la possibilità che la coalizione si sciolga dopo le elezioni, dall'altro - sempre secondo la Cassazione - il premio crea una alterazione degli equilibri istituzionali, tenuto conto che la maggioranza beneficiaria del premio è in grado di eleggere gli organi di garanzia che, tra l'altro, restano in carica per un tempo più lungo della legislatura". Da qui una lesione "dei principi di uguaglianza del voto e di rappresentanza democratica". In italiano corrente: se le forze politiche sono costrette a mettersi insieme per ottenere più seggi poi potrebbero andare ognuna per la propria strada e rompere la maggioranza e invece, se restano insieme, falsano la volontà popolare perché hanno un peso di rappresentanza che eccede l'indicazione della volontà popolare. Affermazioni discutibili e assolutamente soggettive e francamente di dubbia pertinenza della Cassazione o, in ultima analisi, banali e scontate. Era necessario aspettare sessant'anni per vedersi scrivere in sentenza tali ovvietà? Sì, proprio sessant'anni, perché il premio di maggioranza venne introdotto nella legge elettorale firmata dall'allora ministro dell'Interno Mario Scelba nel lontano 1953. In pratica si trattò del primo tentativo di modifica in senso maggioritario della legge elettorale che in Italia, storicamente, era proporzionale. Anche allora i partiti di maggioranza sostennero che il premio servisse per assicurare una stabilità al governo ed evitare la continua giostra di maggioranze variabili che, in fin dei conti, permettevano a partiti dell'un per cento di contare più di quelli che prendevano il trenta. Furono i partiti delle cosiddette "ali estreme" a denunciare la riforma affibbiandogli il nomignolo di "legge truffa" che ancora si porta dietro. In particolare il Pci e il Msi, che stigmatizzarono, con il modello maggioritario, il tentativo di creare un grande centro inamovibile che governasse per sempre. La Dc di De Gasperi era il principale, teorico, beneficiario della legge, che passò infine dopo traumi istituzionali che passarono alla storia (risse in aula e le dimissioni successive di due presidenti del Senato che non vollero essere "complici" della truffa). Dopo il varo della legge nacque la prima coalizione definita "di centrosinistra", con un apparentamento di liste varie che andavano dalla Dc al Partito socialdemocratico, ai partiti liberale e repubblicano, fino a includere i separatisti tirolesi e gli azionisti sardi. La polemica infuriò per mesi tra chi asseriva che il premio di maggioranza fosse necessario per garantire la governabilità e chi sosteneva che tradisse il principio costituzionale della rappresentanza aritmetica (un cittadino un voto) che verrebbe tutelata solo da un proporzionale secco. L'Italia è il Paese democratico che ha subito più modifiche della legge elettorale. La maggior parte dei partner europei hanno regole di rappresentanza che affondano le loro radici nella storia e nelle tradizioni antiche delle singole nazioni. In Italia si cambia con una certa leggerezza senza mai arrivare a un punto fermo. E il premio di maggioranza è tornato a far discutere con il varo della legge del 2005, che uno dei suoi estensori, il leghista Calderoli, battezzò non senza ironia il "Porcellum". Si chiamava così per fare il verso alla legge precedente chiamata "mattarellum" dal nome del suo relatore, Sergio Mattarella. Il mattarellum introduceva per la prima volta nel nostro Paese un maggioritario più o meno determinato recependo la volontà popolare espressa dal referendum del 1993 che abrogava, rispondendo ai quesiti presentati da Mariotto Segni, il sistema proporzionale. Questo valzer legislativo in pochi lo ricordano e, in particolare i più giovani, non hanno memoria di come si votasse prima e di chi e perché decise di cambiare metodo. Vale la pena di sapere che, nel '53, i fautori della legge che garantì il premio di maggioranza subirono un crollo dei consensi e invece fecero un balzo in avanti i partiti che la osteggiavano. Il Msi passò addirittura da 6 a 28 deputati. Quando si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi...

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