Politica

Con il demonio non si dialoghi

di Ruggiero...

di Ruggiero Guarini Hanno destato qualche stupore, anche fra certi cattolici, i frequenti richiami del Papa, nelle omelie, al diavolo non già come metafora, ma come "persona reale". Essi sembrano infatti contraddire l’immagine di pastore sempre affettuoso e bonario che gli è stata appiccicata addosso. Come se la sua predicazione non contenesse alcun elemento assolutamente compatibile con quei riferimenti. Mentre al contrario è evidente che quando egli esprime, la sua risoluta condanna delle leggi per l’aborto libero e i matrimoni gay, denunciandole come l’espressione di quella "concezione imperialista dela globalizzazione" che costituisce, a suo avviso,"il totalitarismo più pericoloso della postmodernità", egli vede nel fenomeno un’opera del demonio. Tanto profonda è la sua credenza nell’esistenza del diavolo che in una delle sue ultime omelie ha condannato come una delle sue opere il culto del "dialogo" a ogni costo. «Il dialogo – ha detto – è necessario tra noi, per la pace. Ma con il principe di questo mondo non si può dialogare. Mai». Parole che hanno ovviamente scosso quanti credono, anche nella Chiesa, che il discorso sul male possa prescindere dall’ipotesi dell’esistenza di un suo "operatore". Non per nulla oggi si preferisce evitare espressioni come invasamento, possessione, assatanato e simili. Dal che sembra lecito dedurre che siamo tutti serenamente convinti che malvagità e pazzia, da quando per definirle si è smesso di tirare in ballo il diavolo, siano completamente cambiate. Infatti è evidente che sono cambiati. Volete mettere la differenza che passa fra uno schizofrenico e un indemoniato? Del resto non solo gli psichiatri e i preti bensì tutto il vasto popolo del colto mondo moderno trova ormai ridicolo parlare dell'influsso del demonio sulle azioni dei mortali. Tutte le umane follie, che un tempo si credevano architettate dal diavolo, le abbiamo saggiamente trasformate nei deplorevoli effetti delle oscure macchinazioni di quegli agenti psichici che abbiamo tutti imparato a chiamare impulsi, deliri, ossessioni, nevrosi, psicosi, complessi e magari disagio sociale. È pertanto assolutamente ragionevole pensare che affibbiare a qualcuno l'etichetta di "psicòtico" sia più appropriato che chiamarlo "assatanato". Ma davvero fra le due parole e i relativi concetti si spalanca un abisso incolmabile? Forse la differenza non è così grande come sembra. Dire che qualcuno è dominato da perverse istanze psichiche equivale in effetti a sostenere che è tormentato da un persecutore infernale. L'uso di attribuire alle oscure potenze che sconvolgono certe menti il nome di qualche malattia mentale, tipo isterìa, paranoia, dissociazione, delirio di riferimento, ebefrenia, catatonia e simili non mi sembra molto più illuminante dell'antica usanza di dare a ognuna di esse uno degli innumerevoli nomi del Principe di questo mondo: Belzebù, Belfagor, Zabulon, Berlicche, Asmodeo e simili. E che cosa cambia se un povero pazzo viene retrocesso dal rango teologico di "indemoniato" a quello clinico di "schizofrenico"? Proprio il significato del termine "schizofrenia", col suo rassicurante suono scientifico, conferma del resto che le pazzie dei mortali sono una faccenda diabolica. Questa parola, derivando dai termini greci "schìzein" e "frèn", che significano "dividere" e "mente", vuol dire appunto "dissociazione mentale". Anche il principale dei nomi del diavolo, proprio la parola "diavolo", contiene l'idea di divisione e scissione. Deriva infatti da due termini greci, il prefisso "dia" e il verbo "bàllein", che significano, rispettivamente, "fra" e "gettare". Ebbene: che cosa dice questa banale etimologia? Dice semplicemente che il diavolo è qualcuno, o se si preferisce qualcosa, che si mette sempre di traverso nelle teste degli umani, ne divide e dissocia le menti, li trasforma in un inciampo per se stessi, li consegna a quell'altro loro "io" che è il loro tiranno interno, insomma li fa impazzire. Dice dunque che "schizofrenia" vuol dire "diavoleria". Dice che schizofrenico vuol dire "indemoniato". Sicché dire che la mente di qualcuno è scissa, dissociata e ossessionata equivale a sostenere che quel disgraziato è stato diviso in due parti da qualcuno o da qualcosa che fa di mestiere il diavolo. Ma questa parola fa oggi una paura del diavolo. E questo è forse il motivo per cui nessuno sembra disposto a chiamare "indemoniati" tutti quei poveri pazzi – dagli eroi dello stragismo suicidario ai nemici della differenza sessuale – che stanno onorando, ciascuno a suo modo, il proprio Belzebù.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.