Politica

Polizia contro Anonymous: arrestati 4 hacker

Ai domiciliari studenti modello per attacchi informatici a istituzioni e aziende private

Studenti modello. Una vita normale. Di giorno però. Di notte, invece, la trasformazione: ladri di dati informatici. Una doppia vita che però è stata interrotta dalla polizia postale che ha arrestato quattro hacker del movimento internazionale «Anonymous» dopo due anni di indagine. Il gruppo di indagati è finito agli arresti domiciliari per aver compiuto attacchi informatici contro la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero della Difesa, la polizia, i carabinieri, le Capinerie di Porto, la Banca d’Italia, Equitalia, Trenitalia, l’università Luiss di Roma, l’Enel, la Siae e il Comune di Torino. L’obiettivo degli arrestati, e di altri sei denunciati, era duplice: da una parte si indroducevano nei sistemi informatici di aziende pubbliche e private per rubare dati, dall’altra offrivano alle ditte e istituzioni attaccate la propria consulenza per riparare i danni che avevano provocato con le loro intrusioni informatiche. Per riuscire a smascherare gli hacker, alcuni agenti del Centro anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche della polizia postale si sono «infiltrati» nel movimento e con questo lavoro sotto copertura hanno ottenuto la fiducia di alcuni componenti del gruppo e le prove di ciò che commettevano di notte. Il tutto all’insaputa dei familiari degli arrestati che non immaginavano cosa commettessero gli indagati una volta che entravano nelle loro stanze e si sedevano davanti ai pc. Il gruppo per comunicare utilizzava chat private Irc2 e blog, dove organizzavano le modalità degli attacchi e gli obiettivi da colpire e predisponevano anche la rivendicazione da pubblicare successivamente in rete. Intrusioni informatiche che adesso non potranno più compiere un uomo di 34 anni di Lecce, un 20enne bolognese, un 28enne veneziano e un 25enne torinese. Per navigare usavano sistemi di anominato riusciendo a ottenere indirizzi noti con l’acronimo di Ip del tutto nulli che hanno reso più difficile il lavoro degli investigatori. Gli attacchi venivano compiuti attraverso due modalità: il sito istituzionale veniva violato ottenendo il controllo del data base riusciendo così a governarlo, oppure il sito veniva attaccato attraverso centinaia di contatti che riuscivano a mandare in titl la navigazione per gli utenti. «Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, nelle vostre e-mail, i vostri portali, documenti, verbali e molto altro». È quanto è stato scritto in un post pubblicato sul blog ufficiale di Anonymous Italia, sotto il titolo «Operation Police». «Siamo in possesso di documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, attività sotto copertura, file riguardanti i No Tav e i dissidenti, ma anche numerose mail - continua il post - il livello di sicurezza dei vostri sistemi è davvero scadente e noi ne approfittiamo per prenderci la nostra vendetta...».

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